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Intervista a Gaetano Stella, responsabile del Teatro delle Arti di Salerno

30/04/2014

Gaetano Stella è attore, autore, regista e Direttore artistico del Teatro Scuola presso il Teatro delle Arti, fondato da lui con altri sei soci a Salerno. E' a capo dell'Accademia Spettacolo di Baronissi e in passato ha fatto delle grandi colaborazioni in innumerevoli progetti nazionali ed internazionali. Tra i tanti ha lavorato con Nanni Loy, Pippo Baudo, Maurizio Casagrande e Caterina Costantini.

- Perchè ha cominciato la carriera d'attore?
Una casualità, una pura casualità. Accompagnai un amico a fare un provino e fui sollecitato dal regista a farlo anche io. La recitazione non era la mia passione. Era il 1971 e da allora non sono più sceso dal palco e ho continuato su questa strada.

- Cosa hanno pensato i suoi genitori e i suoi conoscenti o amici sul fatto che intrapredesse la carriera d'attore? All'inizio c'era molta perplessità. Soprattutto mio padre, ma poi si lui che mia madre si sono sentiti gratificati dai miei lavori, e fino alla loro morte non si sono mai persi un mio spettacolo. In generale ho dovuto comunque combattere contro tutto e tutti. Anche mia moglie, quando si presentò a quelli che sarebbero stati i miei futuri suoceri, dicendo che voleva sposarmi, è stato difficile per loro accettare il fatto che io facessi questo lavoro.

- Dopo essere arrivato a lavorare o importanti protagonisti della scena teatrale e non, perchè ha deciso di tornare a lavorare qui?
In realtà, io non sono mai partito. Se sto attualmente lavorando così è per due motivi: 1) volevo avere una compagnia tutta mia ed essere capo comico della compagnia, non farne solo parte, ma essere anche il regista più che essere attore.2) Volevo stare a Salerno e nei suoi dintorni perchè mi piacciono le figure artistiche che ha creato questa comunità, andando contro l'idea che per fare teatro o comunque spettacolo, bisogna andare solo in grandi città come Napoli o Roma.

- Se n'è mai pentito? No! Dispiaciuto questo si. Perchè avrei voluto fare a volte un altro tipo di teatro. A me piace molto il teatro shakespeariano. Mi sono ritrovato nella mia carriera anche a fare anche un tipo di teatro che a me non piaceva, anche quello musicale. Questo soprattutto per attirare il maggior pubblico possibile. Pentito mai! Se potessi vincere una schedina e vivere di rendita, rifarei esattamente tutto daccapo.

- Ha aperto un'accademia di recitazione: l'accedemia Spettacolo di Baronissi. E' soddisfatto di questa esperienza?

Moltissimo! L'accademia Spettacolo di Baronissi ha una marcia in più perchè non è privata ed ha dietro di sè un comune, quello di Baronissi, che la sovvenziona rendendola pubblica e aperta a tutti.

- Ci può dire i prossimi appuntamenti del Teatro delle Arti?

"Le avventure di Pinocchio", un'opera tratta dal testo omonimo di Collodi. Uno spettacolo targato Fondazione Collodi e con la partecipazione dell'Unicef.

- Vuole dire qualcosa a quei giovani che vogliono intraprendere la carriera d'attore?

Che ne vale la pena. Ma devono ricordare che oggi l'attore non è più il personaggio bohémien di una volta. Per l'attore di oggi è importante lo studio. Deve essere colto e deve imparare ad entrare dalla parte giusta. Non può sperare di diventare un bravo attore, impegnandosi per entrare nella casa del Grande Fratello e sulla poltrona di Uomini e Donne.

- Fare l'attore oggi è diventato davvero difficle. Perchè farlo secondo lei?

Perchè c'è la passione. Perchè fare il pittore, perchè dipingere, o fare qualsiasi altra cosa? C'è la passione, la volontà e la voglia di fare qualcosa di diverso dagli altri.

- Lei è stato il regista dello spettacolo "30 aprile 1945" di Luca Frozen Cresci. Perchè fare uno spettacolo sulla Shoah all''Unisa?

Me lo ha chiesto l'università e per me è stato giusto farlo. Io avevo già affrontato l'argomento con la trasposizione teatrale del "Diario di Anna Frank".

- Cosa dovrebbe fare la politica per il mondo della cultura?

Tutto quello che non fa! La politica non fa nulla per la cultura. E non lo dico solo io, ma anche persone importanti. Investire nella cultura vuol dire investire per avere delle risposte indietro. Facciamo un esempio, se si crea un evento in un dato luogo, in una data zona del sud Italia, questo evento richiama pubblico, attira gente, che paga per assistere alo spettacolo e quello che hai speso ti ritorna ancora di più. E' una risorsa per il turismo.

Marianna Guerriero - ExtraTime - - Vai alla Home

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