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Holy Motors: controversa genialità

06/11/2014

“Che cosa la spinge a continuare, Oscar?”
“Continuo, come ho iniziato. Per la bellezza del gesto”
“La bellezza? La bellezza si dice si trovi nell’occhio, nell’occhio di chi guarda.”
“E se nessuno guarda più?”


Titolo: Holy Motors.
Regista/Sceneggiatore: Leos Carax.
Anno: 2012
Lingua: Francese
Attori principali: Denis Lavant, Edith Scob, Eva Mendes, Kylie Minogue, Leos Carax.


Parigi, un uomo che interpreta vari personaggi calati in situazioni di vita differenti e distinte tra loro.
Il film è incentrato sulle identità diverse interpretate dal protagonista (Denis Lavant), sulle azioni che svolge e sulle missioni (chiamate “appuntamenti nel film) che deve portare a termine. In maniera del tutto improvvisa e casuale egli cambia personaggio, non sembra esserci un nesso tra i tanti che interpreta: un uomo d’affari, un mendicante, un attore in registrazione di un film in motion capture, un essere mostruoso, un killer, un uomo sul letto di morte, un padre di famiglia… trasportato da una limousine bianca da un lavoro ad un altro. Il film prosegue fino alla fine con molte altre interpretazioni in molte altre storie distinte le une dalle altre (per la precisione durante il film interpreta in tutto 11 identità). Difatti due delle cose che colpiscono di più sono proprio la versatilità, e l’interpretazione stra-ordinaria di Denis Lavant, poiché va propriamente fuori dall’ordinario la strutturazione del film stesso. Tutti i ruoli sono ad alto livello recitativo nonostante le diverse personalità. E’ come se le scene non si susseguissero ma facessero parte di tanti pezzi di storie messi assieme uno accanto all’altro. Dare un significato univoco a questo film è tutt’altro che semplice: le scene si prestano a qualsiasi tipo di interpretazione anche perché molte di esse non sembrano avere alcun senso, tra di loro, ma anche al livello logico-discorsivo in alcuni dialoghi.
Alcune scene sfiorano il nonsense, sono surreali, a tratti violente e fortemente esplicite sessualmente parlando.
Un’altra cosa che colpisce sono i particolari di alcune scene che solo dopo un’attenta visione o re-visione del film si possono notare. Un particolare che mi ha colpito particolarmente in una scena è stato questo della tomba: l'essere mostruoso cammina attraverso un cimitero e sulle tombe ci sono delle scritte un po' insolite, in particolare su una c'è scritto "VISIT MY WEBSITE
WWW.TOBEORNOTTOBE.COM”.

Molte scene di questo film, come quella di cui sopra, lasciano spazio a interpretazioni sia di tipo “estetico” sia di tipo simbolico. La scena del cimitero può semplicemente essere una burla, quindi una scena presa per quella che è: pura estetica che denota una chicca di humor nero; oppure può voler significare come la spettacolarizzazione della morte venda nel mondo dell’informazione (mia personale interpretazione).

Altri particolari sono quelli della scena iniziale del film in cui si vede il regista stesso che si sveglia alzandosi da un letto e, percorrendo la stanza presumibilmente di casa sua, va per aprire una parete con una specie di chiave a forma di serratura attaccata al dito; dopo aver aperto la parete entra in un cinema, precisamente sugli spalti superiori, al di sopra di quelli inferiori con tanto di pubblico e film in proiezione. Due particolari che mi hanno colpito sono: un bambino che percorre il corridoio della sala sottostante (il quale si vede in secondo piano in una scena); il secondo è un primo piano su un mastino, enorme, che percorre anch’esso il corridoio della sala molto lentamente.

A questi due particolari devo ancora dare una mia chiara interpretazione personale. Posso solo supporre ad esempio che il bambino può significare l’inizio della vita del film, l’incipit, il momento in cui il film inizia a crescere; il mastino è puramente una scelta estetica, perché, almeno personalmente, non sono proprio riuscito ad associarlo a nessun tipo di idea se non ad un’idea di pomposità e sfarzo artistico.
Vorrei soffermarmi un attimo sul personaggio, a mio parere, più stravagante del film ovvero l’essere mostruoso. Esso è un po’ Mr Hyde, sostanzialmente un pazzoide che si diletta alla violenza gratuita verso le persone che incontra casualmente per strada. La classica figura dell’outcast, del diverso ed emarginato, presente in molte altre storie. Questo personaggio però è un po’ diverso da questa classica figura: fa azioni assurde come ad esempio il rapire una modella (Eva Mendes) in pieno servizio fotografico per poi portarla in una grotta sotterranea e mangiarle i capelli, completamente nudo, ed altre che di cui non faccio spoiler. A differenza del solito outcast io ci ho visto un emarginato, diverso ma per scelta: lui disprezza la società, infatti si comporta in modo violento, e non se ne dispiace, né è triste al riguardo, è quasi inespressivo; in più la scelta di non farne parte è evidente nel suo sottrarsi al servizio fotografico, facendo del male ad una giornalista.
Insomma un film sicuramente controverso, su cui si può dibattere a lungo.
La genialità di questa pellicola, a mio parere, oltre alla trama molto originale delle diverse identità nella storia, sta nella capacità di mantenere incollato lo spettatore, (chi ovviamente ne rimanga incuriosito e allietato) nella disperata ricerca di decodifica del messaggio filmico, ovvero capire cosa c’è dietro tutte queste storie, perché a me è parsa sussistere una storia in background che fa da sfondo all’intero film, ma non si riesce a comprendere fino in fondo se è l’ennesima interpretazione teatrale, o la realtà. Ecco perché, infine, il vero tema fondante di tutto il film è il comprendere dove e se finisce la finzione ed inizia la vita reale. C’è questa relazione fortissima tra finzione e realtà, ma dai contorni sfocati. Forse la realtà è proprio all’interno delle “Holy Motors”, le limousine bianche che sono un tramite tra il mondo della finzione e il mondo della realtà, e lo spettatore si sente a bordo di questo mezzo, come fosse aggrappato all’unico spiraglio di realtà fuggevole, rinchiusa in un cambio di scena tra una rappresentazione di un’identità e l’altra.

 

 

Antonio Carmando - ExtraTime - - Vai alla Home

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