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Nymphomaniac, “Forget about love”

27/11/2014

Seligman: “Love is blind.”
Joe: “No, no, no it’s worse. Love distorts things. Or even worse, love is something you’ve never asked for."

Titolo: Nymph()maniac (Nymphomaniac)
Regista/Sceneggiatore: Lars von Trier
Anno: 2013
Genere: Drammatico, erotico
Attori principali: Charlotte Gainsbourg (Joe), Stacy Martin (Joe da giovane), Stellan Skarsgård (Seligman), Shia LaBeouf (Jerome), Uma Thurman (Mrs. H), Christian Slater (padre di Joe), Willem Dafoe (L), Mia Goth (P).


“Dimenticatevi dell’amore”. Questo è lo slogan del film, e mai, a mio parere, è stato scelto slogan più adatto di questo.
Nymphomaniac è una visione pessimistica, cinica e disillusa sull’amore. Erotico da sfiorare il porno per quanto è esplicito; violento, crudo, che lascia l’amaro in bocca: non è affatto un’opera da prendere alla leggera.
Ci sarebbe talmente tanto da parlare su di esso che andrebbe analizzato scena per scena meticolosamente, e probabilmente non basterebbero dieci pagine di recensione. Mi soffermerò sulle questioni fondamentali che me lo hanno fatto apprezzare.

Diviso in due volumi, quindi due lungometraggi, il film è diviso a sua volta in due versioni: una integrale (dalla durata della bellezza di cinque ore e mezza, due ore e mezza il primo volume e tre il secondo) e una, tra molte virgolette, “censurata” (di quattro ore, due ore per volume).
Dico tra molte virgolette perché la versione “censurata” è in realtà comunque stracolma di scene di sesso esplicite, senza nessun tipo di censura dei genitali e delle pratiche sessuali.
Il film parla di una ninfomane di nome Joe (Charlotte Gainsbourg) che viene trovata tumefatta da un uomo, chiamato Seligman (Stellan Skarsgård), sul ciglio della strada, e soccorsa dallo stesso portandola in casa sua.
Una volta a casa lei dice all’uomo di essere una persona malvagia e l’uomo cercando di dissuaderla da questa idea le chiede di raccontarle la sua storia.
La donna racconta la sua vita partendo dalla sua infanzia, quindi la scoperta della sessualità, il rapporto di profondo amore familiare col padre (Christian Slater), e l’odio nei confronti della madre; fino ad arrivare all’incontro con Seligman.
I due volumi sono divisi a loro volta in capitoli: cinque nel primo e tre nel secondo.
Quasi ogni capitolo ha un titolo con dei riferimenti culturali (come ad esempio all’arte, alla musica, alla letteratura) perennemente sottolineati da Seligman che si rivela essere un buon uomo dotato di un vasto bagaglio culturale e di sani principi morali.

Il primo capitolo – “Il pescatore perfetto”- racconta principalmente di quando Joe è bambina e del suo legame profondo col padre che le fa conoscere il mondo delle piante, dove lei si rifugia spesso quando è triste. Durante il corso del film infatti noteremo che lei nei momenti di crisi, farà delle camminate quotidiane per uno stesso percorso immerso nella natura, o troveremo scene di lei che si reca di fronte ad un albero di cui il padre soleva parlargli quando era piccola.
Una volta cresciuta, il capitolo parla della “prima volta” della donna a quindici anni con un uomo di nome Jerome (Shia LaBeouf), al quale lei stessa richiede il rapporto sessuale. Lei tiene a precisare il numero delle penetrazioni, 3 avanti e 5 dietro quindi in tutto 8 , perché ricorreranno alla fine della storia. Il primo riferimento culturale è alla matematica, ovvero alla “Sequenza di Fibonacci” (1-1-2-3-5-8…). Da lì in poi la voglia sessuale di Joe cresce a dismisura ed inizia a diventare una dipendenza. Allora capisce di essere una ninfomane e da quel momento in poi i suoi rapporti sessuali saranno innumerevoli.
Il titolo “Il pescatore perfetto” deriva da una tecnica usata nella pesca, di cui Seligman risulta essere esperto. Nella storia di Joe consiste del “pescare gli uomini” con una sua amica che chiama B, cioè di fare una gara di chi riesce ad intrattenere più rapporti sessuali su un treno.
Il secondo capitolo – “Jerome” - parla appunto del rincontro tra Joe maggiorenne, e Jerome. Lei fa la sua segretaria e alle sue avances inizialmente non si concede. Fino a che lei non scopre che è innamorata di lui ma quando sta per rivelarglielo scopre che è fuggito con un’altra segretaria.
Dal terzo capitolo in poi vediamo la stragrande quantità di uomini con cui ha rapporti sessuali, in particolare “il signor “H”, uomo sposato con figli, che si innamora di Joe e non esita a lasciare “la signora H” (Uma Thurman) con tanto di figli. Noterete che molti dei personaggi del film sono nominati con una lettera. Questa decisione può essere interpretata come rispetto della privacy, ma più che altro credo che sia, parlando degli uomini, una svalutazione di essenza degli stessi. Lei è una ninfomane, ha decine e decine di rapporti sessuali (forse centinaia, calcolando che per un periodo intrattiene sette o otto rapporti sessuali al giorno) senza risvolti nella vita sentimentale di Joe. Quindi i loro nomi non sono importanti, sono solo corpi che adempiono solo ed esclusivamente a soddisfare la sua dipendenza.
Nel quarto capitolo c’è un flashback della morte del padre che muore di delirius tremens (riferimento ad Edgar Allan Poe nominato spesso nel capitolo). Nella scena in cui il padre sta quasi per morire, la “malattia” di Joe non le risparmia un rapporto sessuale con un infermiere. Anche se in questo rapporto sessuale c’è tanta tristezza, quasi uno sfogo per la morte imminente del padre.Il quinto è un capitolo che trovo molto importante e interessante, che chiude il primo volume. E’arte allo stato puro. Joe descrive in particolare tre delle sue tante avventure: quella con F, G e Jerome.
Il rimando culturale è alla musica stavolta, con riferimento ad un opera di Bach, “La scuola di Organo”. Come una polifonia compone questi tre rapporti per lei fondamentali nella sua vita sentimentale e più impressi nella sua memoria (situazione esemplificata dalla scena nella foto posta all’inizio dell’articolo). Ogni “voce” è indipendente dalle altre ma insieme danno vita ad una composizione. Questi tre uomini rappresentano rispettivamente: F la gentilezza e delicatezza di un rapporto, G la virilità, infatti viene paragonato ad un giaguaro per come si muove e per come “domina la sua preda”. Infine c’è la parte più importante della sinfonia, il “Cantus Firmus”, come viene chiamato da Seligman, ovvero Jerome. Egli è la melodia di base e rappresenta “l’ingrediente segreto del sesso”: l’amore.
Il capitolo e il primo volume si chiudono drammaticamente con Joe che durante un rapporto sessuale con Jerome, ormai fidanzati i due, non riesce più ad arrivare all’orgasmo.
Se nel primo volume abbiamo visto un barlume di positività, dall’inizio del secondo inizia un lento e inesorabile declino verso la negatività.
Joe che è costretta, per l’estrema voglia che non riesce ad appagare, a raddoppiare le dosi sessuali. Jerome le consente di avere rapporti sessuali con altri uomini, nonostante siano fidanzati e abbiano un figlio, il piccolo Marcel, e lei accetta. Avrà rapporti sessuali con più persone contemporaneamente, ma colui che riuscirà a risolverle il problema è K.
K è una persona, a dispetto di quello che fa, estremamente gentile e cortese. Pratica il sadomaso su commissione, senza rapporto sessuale. Alcune donne vanno da lui per farsi picchiare, legare, frustare e tante altre pratiche. Joe riesce a trovare appagamento da queste pratiche. Nel farlo però si allontanerà da Jerome e dal figlioletto Marcel, che ben presto la lascerà e il figlio verrà affidato ad un’altra famiglia.
Il film inizia a diventare straziante. Vediamo Joe che inizia a soffrire di dolori fisici ai genitali, ma anche psichici. Una scena molto toccante e triste è quella di lei che in casa sua leva quasi tutto l’arredamento, o meglio, tutto quegli oggetti che possa rimandarla all’idea del sesso. Copre gli spigoli di tuttii mobili, toglie di mezzo e incera gli specchi (da qui il titolo “Lo Specchio” del capitolo) quasi come se si vergognasse di vedere sé stessa, come fosse un mostro. La scena che più colpisce lo spettatore è quella di lei distesa sul letto che guarda il soffitto, ormai disperata, in una stanza vuota di ogni tipo di ornamento, o mobile che non sia “desessualizzato”. Al che si rivolge ad un programma di riabilitazione per i “sesso-dipendenti”. Ma lei si ribella e lo abbandona poiché la psicologa del corso la tratta come una drogata, una diversa. Lei è estremamente moralista tant’è che evita di chiamarla “ninfomane” e Joe, di tutta risposta, la ammonisce dicendole “Io sono una ninfomane!”, abbandonando il programma e il lavoro. Questa scena si può interpretare in questo modo: sul personaggio di Joe abbiamo molto da ridire, ma non che non sia sincera. Abbandona figlio e marito e tradisce quest’ultimo, sfascia la famiglia della signora H, ma la cosa che apprezziamo assolutamente del suo personaggio è per l’appunto che è vera nelle cose che fa. Affronta i suoi problemi, agisce e reagisce sempre a testa alta, non ha peli sulla lingua quindi la sua qualità è quella , ribadisco, di essere sincera con la S maiuscola. Joe esemplifica la figura del diverso, ricorrente in molte storie, ma che non si piange addosso, estremamente determinata, pronta ad affrontare le conseguenze delle sue azioni. Contro il moralismo e il perbenismo, lei si allontana volontariamente dalle persone perché realizza che non è una società fatta per lei, bensì dove i diversi vengono trattati come anormali, derisi e sfruttati.
L’ultimo capitolo – “La Pistola”- che chiude il film, è girato nell’arco degli ultimi quindici anni della vita di Joe fino a che non incontra Seligman, e che quindi ci riporta al presente.
Non riuscendo a trovare lavoro a causa dei pregiudizi della gente, che sa che lei è una ninfomane, lavora in un’attività di “recupero crediti” per il signor L (Willem Dafoe). Un’attività criminale in cui Joe, conoscendo bene il modo di pensare maschile, riesce ad estorcere i crediti arretrati per il signor L.
Volevo un attimo evidenziare un caso di “recupero crediti” che Joe deve affrontare. Si rivela arduo perché Joe si trova in una situazione in cui deve capire e sfruttare la debolezza dell’uomo in questione. Dopo varie prove riesce a comprendere che l’uomo è un pedofilo, ma che lo ha sempre tenuto nascosto e non ha mai approfittato di bambini. Joe mettendosi nei suoi panni, al posto di condannarlo, come farebbe forse qualsiasi persona, sostiene che lui è un “eroe”. Affermazione che spiazzerebbe qualunque spettatore. Joe accetta la diversità dell’uomo dal normale e dal comune, perché non ha mai fatto nulla di male, semplicemente a lui piacciono i bambini ma ha sempre convissuto con l’enorme dolore di non potersi esprimere ed esternare questa sua voglia perché è insana e non accettata socialmente. Questo lato eroico che esalta Joe è l’incarnazione della totale accettazione del diverso, della normalità di esso e della completa comprensione delle voglie umane che possono essere indirizzate verso qualsiasi tipo di entità (dall’amore verso gli oggetti alla pedofilia ecc…). Joe ci sta dicendo che è facile condannare le persone, e che l’essere umano non riesce quasi mai a mettersi totalmente nei panni degli altri, vuoi per moralismo e perbenismo, vuoi per i rigidi canoni di decenza e pudore imposti dalla società. Sotto questo punto di vista, Joe è una persona eccezionale.
Continuando per molto tempo questo lavoro, lei ormai avrà un età avanzata (che si aggirerà intorno ai cinquant’anni), così le affiancano una ragazzina di quindici anni che farà le sue veci da lì a pochi anni. Questa ragazzina di nome P (Mia Goth) proviene da una famiglia di criminali ed ha un orecchio deformato che simboleggia anche la sua diversità.
Joe si affeziona molto a P insegnandole i trucchi del mestiere e le due avranno anche dei rapporti sessuali, nonostante Joe non voglia e pianga durante l’atto, tuttavia si lascia tentare. Così Joe sperimenta anche l’esperienza lesbo che non aveva mai provato.
P inizia a svolgere i primi lavori da sola, e un altro cliente, contro ogni aspettativa, è Jerome, che Joe si rifiuta di vedere. Da qui il declino della storia si fa sentire: inizia ad essere tradita dalle persone, come se venisse ripagata per tutti i mali che ha fatto, scacciata e tradita dalla società. Dopo un po’ Joe scopre che P e Jerome si frequentano, anche sessualmente parlando, e a lei non va giù la cosa. Si sente tradita da P e da Jerome, così in preda ad un raptus li incontra in un vicolo e vuole ucciderli entrambi ma la pistola non spara (Seligman le fa notare che non ha tolto la sicura). Dopodiché Jerome picchia a sangue Joe e, lasciandola a terra, fa sesso con P; in questa scena ritorna la stessa sequenza di numeri dell’inizio del film “3+5=8”, che è nuovamente il numero di penetrazioni ma stavolta Jerome è con un’altra. Alla fine dell’atto se ne vanno entrambi abbandonandola lì, inerme e in uno stato pietoso. Qui la storia si ricollega e ci ritroviamo nel presente. Joe si sente sollevata dopo aver raccontato la sua vita a Seligman, e realizza che lui è l’unico vero amico, tra tutti gli uomini che ha conosciuto o che abbia mai avuto, infatti lei non fa mai menzione di nessun uomo che le sia stata affianco con cui non abbia mai avuto rapporti fisici . Quello che più si avvicinava ad un amico forse era F dato che la faceva stare bene anche senza fare sesso in un primo momento.
Almeno sul finale non voglio fare spoiler, ma lo analizzerò ugualmente cercando di non farvi capire esattamente come va a finire. Seligman lascia riposare Joe, rivelatosi essere veramente una persona buona. La luce si spegne, ma il film non è finito. Alla fine anche Seligman si rivela essere in realtà come tutti gli altri uomini che l’hanno sfruttata ed usata.
Seligman spiazza lo spettatore, ed è qui che sta la genialità di von Trier. Illuderci fino agli ultimi secondi del film, per poi stroncarci tutte le certezze e quel senso di posività lasciato alla fine, come se fosse un lieto fine. Questo è il suo stile per il finale di un film che utilizza anche in altri. Il cambiamento drastico di Seligman, come se il personaggio fosse stato ucciso dalla malvagità umana e fosse stato rimpiazzato, risulta essere il crollo di tutte le certezze di Joe che fino alla fine, come lo spettatore, si era illusa sull’amore e sull’amicizia.
Seligman rappresenta l’ipocrisia dell’uomo, l’egoismo se volete, che prevale sempre e svela i doppi fini delle relazioni d’amore e di amicizia.
Notiamo quindi l’amore come sentimento estremamente negativo, amaro e straziante che Joe commenta (nella citazione all’inizio dell’articolo) all’affermazione di Seligman che”l’amore è cieco”, così:”E’ qualcosa di peggio. L’amore distorce le cose. O ancora peggio, l’amore è qualcosa che non hai mai richiesto”.
Godetevi dunque Nymphomaniac, che non è affatto per i deboli di cuore, per i sentimentali e i romanticoni. Allietatevi del finale che non vi ho spoilerato e soprattutto: “Forget about love”.

 

Antonio Carmando - ExtraTime - - Vai alla Home

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