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The Mist: I mostri dell’ignoranza

15/01/2015

Amanda Dunfrey:“You don't have much faith in humanity, do you?”
Dan Miller: “None, whatsoever.”
Amanda Dunfrey:“ I can't accept that. People are basically good; decent. My god, David, we're a civilized society.”
David Drayton:“Sure, as long as the machines are working and you can dial 911. But you take those things away, you throw people in the dark, you scare the shit out of them - no more rules.”

Titolo: The Mist
Regista/Sceneggiatore: Frank Darabont
Soggetto: Stephen King
Genere: Horror, fantascienza, thriller, drammatico
Anno: 2007
Attori principali: Thomas Jane (David Drayton), Laurie Holden (Amanda Dunfrey), Toby Jones (Ollie Weeks), William Sadler (Jim Grondin), Marcia Gay Harden (mrs. Carmody).

Una cittadina americana invasa da una fitta nebbia dopo un temporale. All’interno di essa la gente inizia inspiegabilmente a morire. Il nostro protagonista col figlioletto si trova barricato all’interno di un grande supermercato con un’altra trentina circa di cittadini, sopravvissuti all’attacco. Il film da questo punto in poi è una continua lotta per la sopravvivenza.
La nebbia sembra essere infatti provvista, specialmente durante la notte, di creature mostruose che senza mezzi termini annientano chiunque gli si pari davanti.
Quando questa situazione orrorifica di uccidere i mostri per sopravvivere sembra ormai aver raggiunto la soglia di normalità, i personaggi principali del gruppo iniziano ad accorgersi di un problema ben più grave.
Il film è infatti una critica agli esseri umani che, spogliati della loro civiltà, in un clima di paura e disperazione, sono pronti a tutti pur di avere salva la vita. Essi infatti iniziano ad aggrapparsi a qualsiasi appiglio di sicurezza come la fede, la scaramanzia, la sudditanza rispetto ad un leader affabulatore.
Un personaggio in particolare si rivela essere la vera piaga del gruppo: una fanatica cattolica.
Fin dall’inizio del film la credevano folle per le sue continue prediche riguardo l’approssimarsi dell’apocalisse e che Dio stesse dando la giusta punizione agli uomini per le loro malefatte.
A mano a mano che la paura prende il sopravvento, i cittadini iniziano a schierarsi dalla sua parte assecondando i suoi folli atti di redenzione fino a che la situazione non inizierà a sfuggirle di mano.
Si instaurerà difatti una vera e propria dittatura dettata dal fanatismo religioso in cui tutti,tranne i protagonisti, in una sorta di trance inizieranno a diventarne fautori.
Pertanto i mostri diverranno il problema minore da affrontare. Quelli veri saranno il profondo egoismo umano, la lotta all’estremismo religioso e infine lo sconfiggere l’unico vero male da cui scaturiscono tutti gli altri.
Questo male si ricollega ad una sola domanda che allo spettatore sorge spontanea specialmente all’inizio del film: “Che cos’è la nebbia?”.
A quest’ultima vengono date spiegazioni vaghe, inverosimili, surreali. Ma cosa rappresenta veramente? Secondo la mia modesta opinione simboleggia l’ignoranza.
Essa accomuna tutti i mali del mondo, all’interno dei quali funge sempre da sfondo. L’ignoranza “annebbia” la ragione delle persone, non facendole riflettere a mente lucida, lasciando spazio ad illusioni, false credenze, ricerca di ogni forma di sicurezza anche se quest’ultima volesse dire il male di altre individui.
I mostri che provengono dalla nebbia non sono altro che creazioni dell’ignoranza ovvero folli allucinazioni derivate dal fanatismo.
I personaggi principali ad un certo punto del film vogliono scappare dalla foschia e dalla comunità creatasi nel supermercato, ormai diventato un covo di paura e follia. Questo desiderio di evasione sta appunto a significare il loro voler superare la nebbia dell’ignoranza e la loro disperata fuga dai mostri che essa genera nelle menti degli stolti.

Con un finale agghiacciante che desterà uno stupore sconcertante in qualunque spettatore, The Mist, tratto dall’omonimo romanzo del maestro Stephen King, è un film di cui consiglio senza dubbio la visione e che secondo me avrebbe dovuto riscuotere molto più successo di quanto ne abbia ricevuto. Non ho adorato tantissimo le riprese che potevano essere migliorate al livello di movimenti di macchina e inquadrature. Inoltre devo purtroppo approvare una critica negativa riguardante i personaggi. Essi non posseggono una grande caratterizzazione, né c’è stato un grande sviluppo del loro profilo psicologico. Inoltre sono presenti molte figure stereotipate e molti cliché cinematografici. Tuttavia rimane un bellissimo film, gradevolissimo che lascia molto spazio alle riflessioni personali.

L’idea dell’ignoranza è un mia chiave di lettura, anche se in qualche modo è anche questo quello che voleva trasmettere l’autore. La lotta all’ignoranza deve essere all’ordine del giorno per non sprofondare nella nebbia delle nostre paure più profonde, le quali generano le creature più oscure del nostro inconscio. D’altronde come Francisco Goya aveva intitolato una delle sue opere, non posso che condividere appieno questo pensiero:”Il sonno della ragione genera mostri”.

Antonio Carmando - ExtraTime - - Vai alla Home

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