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Breaking Bad: Crollo morale e cambiamento radicale

16/02/2015

Walter White (to Skyler): “You clearly don't know who you're talking to, so let me clue you in. I am not in danger, Skyler. I am the danger. A guy opens his door and gets shot, and you think that of me? No! I am the one who knocks!”

Walter White:”Never give up control. Live life on your own terms. One of these times, hell, maybe even today - I'm going to hear some bad news. But until then, who's in charge? Me. That's how I live my life."

Mike Ehrmantraut:”No more half-measures”


Titolo: Breaking Bad
Anno: 2008-2013
Genere: Drammatico, thriller, gangster
Ideatore: Vince Gilligan
Attori principali: Bryan Cranston (Walter White); Aaron Paul (Jesse Pinkman); Anna Gunn (Skyler White); Dean Norris (Hank Schrader);
Betsy Brandt (Marie Schrader); RJ Mitte (Walter White Jr.); Bob Odenkirk (Saul Goodman); Giancarlo Esposito (Gustavo Fring); Jonathan Banks (Mike Ehrmantraut).


Tra le recensioni delle serie tv non poteva mancare di sicuro questa. Entrata nella storia come “una delle serie tv più belle mai scritte” e vincitrice di numerosi premi tra cui ben 16 Emmy Awards e tanti altri, Breaking Bad ha conquistato il mondo dello spettacolo, stregando chiunque con la sua bellezza artistica.

Essa parla di un professore di chimica, di nome Walter White, che scopre di essere un malato terminale di cancro ai polmoni, non curabile, e vivrà al massimo altri due anni. Alle spalle egli ha una moglie incinta e un figlio affetto da paresi cerebrale, oltre che una situazione economica critica che lo costringe a svolgere anche un secondo lavoro in un autolavaggio.
Tutto sembra precipitare quando un giorno il cognato di Walter, agente della DEA, lo porta a vedere una retata antidroga in una casa dove si fabbricava metanfetamina. Il nostro protagonista nota la rischiosità dello spacciare droga, ma osserva anche con molto interesse l’enorme guadagno che si ha dal farlo. In seguito incontra un suo vecchio studente di nome Jessie Pinkman, diventato uno spacciatore. Grazie alle sue avanzate conoscenze di chimica (le quali non si fermano alla preparazione didattica di un professore al liceo), inizierà con Pinkman una lunga e fruttuosa ascesa nel mondo criminale come cuoco di metanfetamina, la quale si scopre essere tra le più pure che ci sono sul mercato. Partirà dai piani bassi fino ad avere contatti con i pezzi grossi del traffico di droga statunitensi e messicani, costruendo mattone dopo mattone il suo impero personale. Il suo intento iniziale e centrale all’interno della storia è quello di guadagnare una ingente somma di denaro da lasciare in eredità alla sua famiglia dopo la sua dipartita, sentendosi un uomo ormai senza nulla da perdere. Questo amore incondizionato per la sua famiglia sfumerà sempre più, lasciando spazio ad una smania di potere e di controllo, smarrendo così la retta via.

Questa serie l’ho adorata dalla prima all’ultima puntata. Ciò che secondo me la rende un capolavoro artistico sono la particolarissima e minuziosa caratterizzazione dei personaggi e la storia non in quanto originalità di trama, ma un incredibile concatenarsi di eventi inaspettati, stracolmi di colpi di scena e imprevedibilità da parte dei personaggi.
Breaking Bad lascia un continuo senso di stupore, perplessità in uno sfondo grottesco che a tratti sfiora la commedia noir. È l’effetto degli eventi sullo spettatore a colpire più del semplice svolgersi eventi stessi che si susseguono.

Il profilo psicologico dei personaggi è sviluppato ai massimi livelli e non scade mai nel banale. Nessuno risulta scontato, ma passerò in rassegna quelli che più mi hanno stupito.
A partire dal protagonista che lo interpreta niente meno che Bryan Cranston, conosciuto prima per aver interpretato il padre di Malcolm nell’omonima serie. La sua performance di finto buono che poi lascia sempre più spazio alla malvagità dilagante mi ha colpito in un modo che non mi sarei aspettato. Vedremo un innocuo professore di chimica, che ama la sua famiglia, cambiare totalmente. Assistiamo quindi ad un romanzo di formazione al contrario che a me piace definire “romanzo di regressione” (o distruzione). Non a caso il titolo rimanda all’espressione inglese “to break bad”, imboccare la cattiva strada e, quindi, diventare cattivo. Mai titolo è stato più adatto per una narrazione. L’interpretazione è magistrale, a partire dalla forte carica espressiva del volto. Gli si disegnano sul volto, puntata dopo puntata, i tratti caratteristici espressivi di un genio del male senza scrupoli. Walter White è l’esempio vivente dell’uomo che, frequentando un certo ambiente e macchiandosi di vari crimini, si corrompe nell’animo regredendo sempre più ad uno stato primordiale di bestia che segue solo i suoi istinti e agisce solo per il suo bene. Il look del personaggio cambia assieme a lui: a causa del cancro perde i capelli e decide di rasarsi a zero, si fa crescere la barba, inizia a riportare “ferite di guerra” come cicatrici, tagli e tumefazioni. Rientra quindi nel classico aspetto del “cattivo di turno”. Lo spettatore avverte, grazie anche a questo lato estetico, il suo cambiamento radicale in seguito ad un progressivo crollo morale.
Jessie Pinkman è il suo aiutante che lo mette in contatto con alcuni pezzi grossi che sono a loro volta dei servi di personalità criminali molto più grandi di loro. E’ impulsivo, buffone e combina guai. Agisce sempre senza un piano, oltre a rivelarsi abbastanza ignorante e ciò lo caratterizza fondamentalmente come uno stolto. Ma ha il suo perché all’interno della storia, fungendo da fulcro di eventi molto importanti rivelandosi a volte come una bomba orologeria pronta ad esplodere. Anche lui subirà un cambiamento divenendo sempre più astuto e maturando attraverso gli eventi che lo segneranno profondamente al livello emotivo.
Saul Goodman è un avvocato dei criminali. Rappresenta una forte critica all’avvocatura che inevitabilmente scade nel difendere spesso i criminali, nonostante si macchino di crimini efferati. Il suo personaggio è rivestito di un carisma senza pari, astuto e molto avaro. Diverrà l’avvocato personale di Walter e Jessie chiedendo una parte dei loro incassi e salvandoli da situazioni disperate. Bob Odenkirk, l’attore che lo interpreta, è anche un comico. Questa sua professione si nota tantissimo durante le puntate, creando degli sketch unici anche nelle situazioni più drammatiche e, quindi, ricadendo spesso nel noir.
Gustavo “Gus” Fring, interpretato da un eccellente Giancarlo Esposito, è un distributore cileno che controlla tutta l’area del New Mexico e altre zone limitrofe. Questo personaggio è caratterizzato dal suo mantenere uno stato di estrema calma in qualunque situazione gli si presenti, persino mentre uccide un uomo. Riesce a mantenere una espressione facciale che mette i brividi. Da non confondere con l’incapacità, anzi, la bravura sta proprio nel non lasciar trasparire cosa prova, provocando nello spettatore una inquietudine e una suspence nel non sapere quali saranno le sue reazioni in determinate situazioni. L’unica cosa che spesso gli si disegna sul volto è un sorriso, che tutto può far esprimere fuorché un rimando alla felicità. Un’interpretazione unica e si cala perfettamente nel personaggio del capo criminale.
Infine volevo spostare l’attenzione anche ad un personaggio che sembra marginale, ma che si rivelerà essere fondamentale: Don Hector Salamanca.
Uno dei capi del cartello messicano che dopo un colpo apoplettico è costretto sulla sedia a rotelle, quasi completamente paralizzato e l’unico modo che ha per comunicare è attraverso un campanello installato sulla sedia. Un’interpretazione eccezionale dell’attore Mark Margolis, il quale rende alla perfezione il personaggio che, nonostante la paralisi per metà anche facciale, riesce ad esprimere delle emozioni forti in modo netto e preciso grazie al solo utilizzo degli occhi e dell’intensità dei respiri. Un attore sicuramente degno di nota che avrebbe dovuto ricevere almeno un premio di critica.


La serie si distingue anche per l’ottima regia costituita da flashback e flashforward che inizialmente illudono lo spettatore per poi stupirlo a metà o a fine episodio; inquadrature molto particolari che, attraverso il dettaglio, ci catapultano in situazioni drammatiche e rivelatorie già dalla prima scena di una puntata. Il ritmo narrativo è quasi sempre altissimo, alternato da poche puntate relativamente “tranquille”, con ritmo basso e poco avanzamento della storia, a puntate che ci fanno letteralmente palpitare per tutti e 45 minuti di video.

Il cambiamento di Walter non è interamente da demonizzare. Egli pur imboccando la cattiva strada riesce ad esternare veramente se stesso e, quindi, a rivelare la sua vera identità.
L’ideatore Vince Gilligan lo ha scelto proprio per “il suo trucco di risultare ripugnante e compassionevole”, ed effettivamente riesce molto bene in questo trucco. Ciò definisce bene la sua “doppiezza”: anche se è cambiato radicalmente trattiene comunque un suo lato dolce nei riguardi della famiglia, anche se col tempo va sempre più sfiorendo.
Una delle scene che più mi hanno colpito, riguardo la mutazione del personaggio, è quella in cui intrattiene un dialogo con un paziente all’interno dell’ospedale, dopo aver fatto la chemio (del discorso ne ho riportato la fine nelle citazioni all’inizio dell’articolo).
Questo dialogo contiene un’affermazione che ci fa comprendere meglio cosa ci piace tanto di Walter White: la determinazione e l’autocontrollo.
Egli ci consiglia espressamente di non perdere mai il controllo, qui inteso sia di se stessi che delle situazioni. Poi afferma che fino a quando respirerà è lui che comanda, ed è così che vive la sua vita.
Un insegnamento importantissimo da prendere alla lettera. Nonostante riveli la sua identità malvagia noi apprezziamo questo di lui fin dall’inizio.
La determinazione si incarna anche nel suo essere perfettamente consapevole di cosa fa e, soprattutto, di quello che è diventato.
In un’altra citazione, nel dialogo con sua moglie, egli dice espressamente che non sa con chi sta parlando. Lui non è in pericolo, lui è il pericolo.
In una cornice criminale, dove qualsiasi personaggio non è da prendere come modello di comportamento, secondo me Walter White, per questi versi, costituisce l’eccezione.

Antonio Carmando - ExtraTime - - Vai alla Home

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