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Mullholland Drive: Tra sogno e realtà, prima e dopo la scatola blu

19/02/2015

Cowboy: When you see the girl in the picture that was shown to you earlier today, you will say, "this is the girl". The rest of the cast can stay, that's up to you. But the choice for that lead girl is NOT up to you. Now... you will see me one more time, if you do good. You will see me... two more times, if you do bad. Good night.

[At the club Silencio]
Bondar: No hay banda! There is no band! Il n'est pas de orquestra! This is all... a tape-recording. No hay banda! And yet we hear a band. If we want to hear a clarinette... listen.
Bondar: [the sounds responding to his every hand motion] Un trombon "à coulisse". Un trombon "con sordina". Sient le son du trombon in sourdine. Hear le son... and mute it... drop it. It's all recorded. No hay banda! It's all a tape. Il n'est pas de orquestra. It is... an illusion!

Blue-Haired Lady: Silencio...


Titolo originale: Mullholland Dr.
Anno: 2001
Regista/ Sceneggiatore: David Lynch
Genere: Thriller psicologico, drammatico
Attori principali: Naomi Watts (Betty Elms/Diane Selwyn), Laura Harring (Rita / Camilla Rhodes), Justin Theroux (Adam Kesher), Ann Miller (Catherine "Coco" Lenoix), Angelo Badalamenti (Luigi Castigliane), Mark Pellegrino (Joe Messing), Lori Heuring (Lorraine Kesher), Monty Montgomery (il cowboy), Dan Hedaya (Vincenzo Castigliane).


Breve introduzione alla cinematografia di Lynch

Mullholand Drive è a mio parere il migliore dei capolavori del “grande maestro del sogno” David Lynch. Come tutte le sue opere cinematografiche (e televisive come ad esempio la serie tv Twin Peaks), la componente onirica è sempre presente. Come anche altri (Inland Empire, Eraser Head, Lost Highways ecc…), questo film raggiunge l’apice fondendo sogno e realtà attimo dopo attimo, proiettando lo spettatore in un’altra dimensione. Il genere di Lynch non è amato da molti. Potrebbe risultare molto pesante il non riuscire a comprendere buona parte (o addirittura tutto) dell’opera, oltre che noioso, confusionario ed estremamente impegnativo. Per quelli come me, che amano questo tipo di genere, devo riconoscere che i suoi prodotti cinematografici non sono da tutti per la difficoltà di completa fruizione, e per l’inevitabile processo di riconoscimento dello spettatore nei personaggi e nelle situazioni. Tuttavia i suoi film sono uno spettacolo visivo, narrativo e offre spunti di riflessione e di libera interpretazione che non hanno pari. Le opere oniriche di Lynch sono uniche nel loro genere perché riesce a riprodurre fedelmente le distorsioni della realtà tipiche del sogno. Senza complessi e spettacolari effetti speciali (come tantissimi altri film invece fanno), rende al meglio una realtà onirica che più ci avvicina alle nostre esperienze in fase REM.
Mi soffermerò solo su alcuni particolari perché il film è ricco di intrecci di eventi a cui è difficile dare una spiegazione. Quindi quello che farò, più che un’analisi, sarà uno sguardo ad alcuni elementi tematici della narrazione. Come avrete capito, l’analisi di una qualsiasi delle sue opere risulta ardua e può non essere condivisa da altri. D’altronde la bellezza artistica di Lynch sta proprio in questo: l’apertura ad infinite chiavi di lettura ed interpretazioni personali.

Mullholand Dr.

Mullholland Drive è la strada dove avviene un incidente automobilistico, in cui l’unica superstite è una donna di nome Rita, la quale perde la memoria. Entrerà in una casa vuota per trovare riparo. Una volta tornata la padrona di casa, Betty Elms, quest’ultima decide di aiutare la donna a recuperare la memoria. Nella sua borsa troveranno una grande somma di denaro ed una chiave blu.
Durante la ricerca dell’identità di Rita, nel film si intrecciano scene che apparentemente possono sembrare senza senso in quanto non si collegano alla storia iniziale, ma nella seconda parte noterete il legame.
Nel frattempo nella storia principale le due donne diverranno amanti.
Dopo questi episodi, Rita chiederà a Betty di essere accompagnata in un teatro dove si imbatteranno in una scatola blu, la quale possiede una serratura che combacia con la chiave ritrovata nella borsa della donna.
Sulla scatola blu volevo porre l’attenzione.
Essa sta a significare la fine della prima parte e l’inizio della seconda, ma questo è solo l’aspetto marginale. Andando più a fondo rappresenta uno snodo narrativo molto particolare in cui c’è un cambio dei ruoli delle protagoniste in cui Betty prende i panni di Diane Selwyn, e Rita quelli di Camilla Rhodes. L’inizio di questa seconda parte risulta essere allo spettatore motivo, al contempo, di confusione/rivelazione, in cui in un primo momento non si comprende bene il perché del cambiamento dei personaggi. Andando avanti con la narrazione qualcosa si svelerà e solo una lunga riflessione, e molto probabilmente una re-visione del film potranno essere illuminanti sugli aspetti generali. Per quanto riguarda quelli particolari, beh c’è da rifletterci parecchio e bisogna rivederlo almeno un’altra volta.
Tornando alla scatola, quest’ultima rappresenta un tramite tra le dimensioni di sogno e realtà, nonostante nella seconda siano comunque presenti componenti oniriche e allucinazioni di Betty.
Lynch riesce magistralmente ad immergere lo spettatore nella scatola blu assieme ai personaggi (nel film c’è proprio un inquadratura, in cui la telecamera si introduce all’interno buio della scatola).
Niente più sogni, niente più illusioni, sprofondiamo nella “scatola della realtà”, dove tutto è chiuso ai termini restrittivi sociali, dove non c’è più una multidimensionalità immaginativa tipica dei sogni, ma solo una e amara realtà, quella di Betty.
I toni drammatici si innalzano progressivamente. L’inquietudine, la rabbia, la tristezza e l’amarezza della donna vengono mostrati allo spettatore che viene riportato con i piedi per terra ad affrontare il mondo vero.

Lo stile cinematografico di Lynch è il mio preferito in assoluto. In tutte le scene egli esplora in tutti i sensi le due dimensioni, rendendo gli spettatori estremamente sensibili grazie al ritmo narrativo altalenante, innalzandolo all’improvviso con molti effetti-sorpresa. Nelle scene, le distorsioni della realtà scuotono le sensazioni di chi le guarda. Infine le fantastiche musiche, composte dal collaboratore di Lynch, Angelo Badalamenti, rievocano alla perfezione le atmosfere inquietanti e perturbanti del film. Ad esempio la scena del teatro è particolarmente rappresentativa. All’interno sono presenti giochi musicali incredibili che passano simultaneamente dal vivo al playback creando illusioni percettive nello spettatore, il quale non può fare altro che rimanere attonito di fronte a queste trovate registiche.

Mullholland Drive è a mio parere una pietra miliare del cinema contemporaneo, il quale può soggettivamente non piacere, ma oggettivamente non si possono non riconoscere le abilità tecnico/registiche e le atmosfere oniriche che riesce a creare. Più nulla da dire, solo da vedere. Vi lascio solo a quest’ultima scena.
Da dopo la scatola blu fino alla fine del film il ritmo narrativo è incalzante. Come un’armonia sinfonica, esso ha continue tonalità gravi ed acute in cui tutto lo stato di serenità, derivato dall’amore che Betty/Diane prova per Rita/Camilla, costruito nella prima parte, sembra svanire, o meglio, precipitare in un baratro inquietante. La sinfonia continua.
Il ritmo è alto. La tristezza, la disperazione e, successivamente, la follia di Diane prendono il sopravvento.
Siamo in un pieno crescendo in cui la paura e il rimorso divorano la donna.
Allucinazioni e incubi prendono vita. Urla, pianti e risate malefiche compongono le ultime note.
Poi tutto tace. Buio. Uno spiraglio di luce. E, infine, “Silenzio”.

Antonio Carmando - ExtraTime - - Vai alla Home

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