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Boyhood: le età del cambiamento

26/02/2015

Nicole: You know how everyone's always saying seize the moment? I don't know, I'm kind of thinking it's the other way around, you know, like the moment seizes us.


Titolo: Boyhood
Anno: 2014
Genere: Drammatico
Regista/Sceneggiatore: Richard Linklater
Attori principali: Ellar Coltrane (Mason Evans), Ethan Hawke (Mason Evans Sr.), Patricia Arquette (Olivia Evans), Lorelei Linklater (Samantha Evans)


Come amante del tema del cambiamento, non potevo assolutamente mancare l’analisi di questo bel film, reduce dalla cerimonia degli Oscar di quattro giorni fa.
La particolarità e l’originalità di questo film principalmente sta nel progetto: le riprese sono iniziate nel 2002 e finite nel 2013, poiché il regista ha voluto seguire anno dopo anno i cambiamenti esteriori ma anche interiori dei protagonisti. Un’ardua impresa cinematografica durata circa dodici anni, e da questa ne comprendiamo a fondo la sua candidatura all’Oscar di “miglior regia”.
Credo che il regista, nel 2002, abbia compiuto una scelta rischiosa per la difficoltà di gestire un attore proprio in quegli anni di profondo cambiamento.
Ellar Coltrane, assieme agli altri attori, ha dovuto porsi davanti se stesso e fare i conti, più di chiunque altro suo coetaneo, con tutte le fasi della sua crescita vivendole sia realmente sia attraverso il film. Questo gioca un ottimo punto a favore della sua interpretazione del personaggio, poiché penso che non sia stato affatto facile anche se può sembrarlo.

La storia è incentrata su Mason Evans e la sua famiglia, ripresa dall’età di otto anni fino ai diciannove anni.
Lungo tutta la narrazione vedremo tutti i cambiamenti fisici, interiori, familiari dei personaggi e persino quelli tecnologici e socio-politici dell’epoca. Vedremo la vita di Mason attraverso eventi importanti che segneranno la sua infanzia e l’adolescenza: la separazione dei genitori, il trasferimento in un’altra città, le sue amicizie lasciate, quelle nuove, i suoi amori vecchi e nuovi.

La capacità di intrattenimento di questo film sta nel ritmo narrativo in primis, e in secondo luogo nella abilità di far calare perfettamente lo spettatore nella storia attraverso i personaggi.
In primo luogo troveremo una narrazione abbastanza lineare, senza particolari colpi di scena, senza uno specifico inizio e una fine. La vita di Mason scorre e noi carpiamo appunto questo flusso, questo pezzo di vita colmo di trasformazioni propri dell’età. Il regista ci mette di fronte una parte della sua vita, e di quella dei genitori e della sorella. Ma essa continua, non finisce, ed essa è già iniziata prima che lo spettatore ne cogliesse la nascita.
Boyhood rappresenta perfettamente il cambiamento del cinema odierno. Esso possiede linearità, ma non necessariamente un inizio e una fine della vita raccontata. Non è tutto finalizzato a sorprendere con il colpo di scena finale col classico “final showdown”, lo scontro morale o fisico tra bene e male. Approdiamo così ad una nuova frontiera della narrazione cinematografica: frammentaria, incompleta, che più si avvicina al contesto di vita reale, anche se non necessariamente con elementi realistici.
Il ritmo rimane sempre lo stesso, con quasi nessun avvenimento che lo innalza o lo abbassa di molto. Molti potrebbero trovarlo noioso. Al contrario io l’ho trovato molto piacevole, e credo che un film che racconti una vita ordinaria sia molto difficile da rendere. Esso può cadere facilmente in una noia mortale.
Boyhood riesce a sfatare il non intrattenimento dato da una storia in cui non succede assolutamente nulla di sorprendente. Questo lo fa con tecniche cinematografiche e fotografiche, e con l’inserimento di elementi “dell’epoca” che riescono ad innescare nello spettatore delle emozioni di nostalgia facendoci rivivere il nostro passato e il nostro presente.
La pellicola l’ho osservata in questo modo. Essa è stata capace di farmi immedesimare nei personaggi e nelle situazioni in modo sorprendente.
Mi sono calato in Mason da bambino fino ai tredici anni quando faceva i capricci per andare a scuola, giocava al primo Nintendo DS, aveva timore dei genitori che litigavano in continuazione e quando guardava Dragon Ball alla televisione.
Le sue amicizie, il suo trasferimento, il suo rapporto difficile con la sorella, quello con la madre e il padre separati notando le sue reazioni nelle diverse fasce di età. I suoi amori, le sue rotture, le sue nuove amicizie, i suoi vizi, le sue incertezze e tante altre cose.
Il suo rapporto con l’educazione scolastica, con la politica attraverso le direttive del padre che gli suggerisce di votare Obama facendogli attaccare dei paletti a dei suoli privati per le candidature.
E infine quello con la sua passione più grande: la fotografia. Ciò lascia presagire un futuro lavoro da professionista del settore, anche se non ne siamo totalmente certi. Questo perché noi cogliamo appena il suo affacciarsi alla formazione educativa del college che gli permetterà poi di cimentarsi nella carriera. Potrebbero accadere centinaia di altre cose proprio in quegli anni, ma non ci è dato saperlo. Tutto è lasciato all’immaginazione. Come se lo spettatore fosse calato in un fiume che scorre e all’improvviso venisse tirato fuori da quest’ultimo. In questo fiume notiamo anche i suoi affluenti che sono la madre, il padre e la sorella. Viviamo anche il loro cambiamento con le loro scelte lavorative, quelle dei compagni di vita in particolar modo della madre, le amicizie della sorella. Il rapporto col padre che all’inizio può sembrare un personaggio negativo ma che poi si rivela essere comprensivo, legato in un modo incredibile al figlio, che cerca in tutti i modi di mantenere sempre un buon rapporto interessandosi della sua vita e di quella della sorella.

Boyhood ci fa rivivere il nostro passato e, ad alcuni, il nostro presente. Senza omettere né aggiungere nulla, né più né meno, riprodotta attraverso altre vesti, nient’altro che la nostra vita proiettata e ripropostaci sul grande schermo. E noi la osserviamo, ripercorrendola a piccoli passi con qualche lacrima o nostalgico sorriso.

 

Antonio Carmando - ExtraTime - - Vai alla Home

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