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#2015rossosangue

31/12/2015

Ogni anno la stessa storia. Speriamo nella magia degli ultimi secondi, prima della mezzanotte, per migliorare la propria vita. Cancellare il passato, entrare nel futuro. Nel futuro ci siamo entrati già da un pezzo, e tutti i buoni propositi che, ingenuamente ci facciamo, non cambiano la situazione nella quale ci troviamo. Crediamo di vivere ancora nel passato, che questo è solo un periodo di transizione, il che da un lato è anche vero, ma ci è difficile comprendere che il lontano tempo remoto ci ha già abbandonati da parecchio. Siamo noi a costruire le nostre storie, non gli anni.
“Voglio che ogni mattina sia per me un capodanno” affermava Antonio Gramsci, non per collaborare a quell'azienda commerciale del consumismo, ma per fare ogni giorno i conti con se stessi. Ci lamentiamo se gli altri ci giudicano, quando dovremo essere in grado di giudicare noi stessi; questo dovrebbe essere un capodanno: una disputa con se stessi. Gli anni scorrono e portano con sè dei pezzetti di noi; non riusciamo, invece, a capire che nella realtà dei fatti, dovremo essere noi ad estrapolare qualcosa ogni anno, e ficcarcelo nella propria valigia di viaggio. Il 2015, per quanto possibile, ha dato ad ognuno di noi una consapevolezza; positiva o negativa che sia, sono certa che del 2015 rosso sangue nessuno ha da obbiettare. Abbiamo, finalmente, imparato il vero colore del sangue, quasi a provarlo sulla nostra stessa pelle. Almeno grazie al 2015, saremo (forse) una nazione un po' più “preparata”, ma non ci conterei molto. Guardiamo in faccia gli anni che passano, tutto ciò che lasciano o che ci strappano, e rompiamo l'infondato mito della solita “rinascita annuale”, perché la sola, possibile, rinascita è quella che ogni giorno compiamo con noi stessi, rinnovandoci di fronte alla natura monotona e ciclica della società.


Chiara Panella

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