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I Simpson dai Novanta al nuovo millennio: Graduale cambio di comicità

08/12/2014

[Stagione 23x8]
Krusty: Mi state ammazzando con questi Grattafico e Checchetto, quasi non compaio nel mio programma!
Produttore televisivo: Purtroppo ai ragazzini di oggi non piace un clown che fa riferimenti che vanno cercati su Wikipedia.
Krusty: Wikipedia, Twitter, chi le nomina queste cose? Percy Dovetonsils? Ahahaha! Ehehehe! [ride solo lui] Capito…? Dai, era… era Ernie Kovacs con una giacca super-sexy…
Produttrice televisiva: Krusty, non è mai una cosa facile… sei licenziato! Oh, è stato facile!
[…]
Lisa a Krusty: Tu non sei proprio il mio idolo, ti vedo più come un racconto ammonitore.
Krusty: Meglio ricominciare a prendere le pasticche anti-psicosi.
Homer: E’ tutto perfetto nel passato. Tranne come ci ha portato al presente.

 

Titolo: The Simpsons
Genere: Umorismo, satira, commedia
Anno: 1a tv 1989 - in corso (in Italia 1991 - in corso)
Creatori: Matt Groening, James L. Brooks (produttore esecutivo)
Paese: Stati Uniti
Stagioni: 25 – in corso


Chi non conosce “I Simpson”? Credo quasi nessuno, e quei pochi che non la conoscono sicuramente ne hanno sentito parlare.
Situation comedy animata di enorme successo, vincitrice di numerosi premi di critica: nominata “miglior serie televisiva del secolo” e “ tra i migliori 50 spettacoli televisivi di tutti i tempi”. Ma dato che la conoscerete così bene, deduco che non abbia proprio bisogno di presentazioni. Vi faccio semplicemente una breve panoramica generale dei temi e dei personaggi, per poi collegarmi al graduale cambio di comicità degli ultimi anni, e quindi, delle ultime stagioni.
Inizialmente è nato come intermezzo in un talk show per la durata di un minuto, nell’ormai lontano 1987, dall’idea del fumettista Matt Groening. Visto il successo ne hanno fatto una sitcom vera e propria per la durata di trenta minuti circa. In Italia la prima tv è stata trasmessa nel 1991 inizialmente su canale 5, poi come ben sappiamo è passata ad Italia 1.
Tra omissioni di puntate delle prime stagioni, poche censure (stranamente) che si limitavano a rendere il linguaggio più pulito, salti da una puntata all’altra tra inizio e fine stagione, la serie ha avuto un successone.
E’ diventato un vero e proprio cult che, nonostante il successo calante nel corso degli anni, non scomparirà o almeno non a distanza di pochi anni.
I Simpson, rappresentano umoristicamente e satiricamente, una famiglia media americana, in una cittadina chiamata Springfield, il cui nome è stato presa dall’omonima città dello stato dell’Oregon, a cui Groening si è ispirato.
Come molte altre sitcom animate, è una satira della società americana, dei suoi costumi, della sua cultura e prende in giro, a volte bonariamente, molte istituzioni come la chiesa, la scuola, la polizia e tante altre.

Homer, il più amato della serie, è ottuso, goloso, beone di birra Duff, irresponsabile, pigro e obeso. Insomma non è per niente positivo come personaggio ed è una chiara parodia alquanto realistica di un padre di famiglia zoticone americano, ma è colui che ci fa più sorridere. La sua ignoranza, i suoi modi poco ortodossi, le sue esclamazioni classiche creano gag uniche. Nonostante non sia un personaggio molto positivo, è di buon cuore e ama sua moglie e i suoi figli. Il lavoro che svolge è il paradosso più grande di tutta la serie: ispettore di sicurezza della centrale nucleare della città di Springfield. Un ruolo di responsabilità assoluta, perché potrebbe decidere le sorti della cittadina stessa, dato ad un ignorante ed incompetente il che rappresenta un chiaro esempio di denuncia dell’ingiustizia e dell’antimeritocrazia.
Marge, moglie di Homer, è la classica casalinga americana, protettiva nei confronti dei figli, dotata di grande moralità anche se ogni tanto si scopre qualche suo vizietto, come il gioco d’azzardo ad esempio. Cerca di tenere sempre unita la famiglia, di modi gentili, ospitali e molto comprensiva.
Bart è un bambino di dieci anni, il classico combina guai e irrequieto. Gioca sempre scherzi a tutti specialmente a scuola con il suo amico Milhouse. Tutto sommato è un bravo bambino e vuole bene ai suoi cari.
Lisa, la sorellina di Bart di otto anni, è una bambina con un alto quoziente di intelligenza, con una dose di cultura molto elevata per la sua età, matura, abbraccia il buddhismo ed è vegetariana. La sua aspirazione è diventare presidente degli Stati Uniti. Insomma un genio, una bambina fuori dal normale, un personaggio molto contrastante e paradossale nella famiglia Simpson.
Infine Maggie è la figlia neonata, e lo rimarrà per tutti gli episodi poiché i personaggi, nonostante passino anni, non invecchiano. La sua attività ricorrente è semplicemente quella di succhiare un ciuccio, ed è questo che la caratterizza come personaggio, infatti si sente solo questo suono provenire da lei, a parte qualche parola in rare occasioni. In alcune puntate però si rivela essere una neonata molto astuta, come ad esempio nella puntata della settima stagione in cui spara “accidentalmente” Mr Burns.
I Simpson hanno anche due animali domestici: un cane chiamato “Piccolo aiutante di Babbo Natale” e un gatto di nome “Palla di neve”.
Gli altri personaggi secondari della serie rappresentano gli stereotipi sociali parodizzati della classica cittadina americana: il prete che non ascolta i fedeli e si limita a dire la messa, il poliziotto incompetente, il sindaco egoista, ladro e sciupa femmine, la pazzoide del paese, il vicino religioso e bigotto, il preside e la professoressa che dovrebbero dare il buon esempio ma si viene a sapere che hanno una relazione, un clown famoso della televisione con tanti vizi e così via. Gli altri non rappresentano in particolare degli stereotipi, ma sono introdotti come “coloro che svolgono una data mansione, o un ruolo legato ai protagonisti”. Troveremo l’autista non molto raccomandabile, il venditore di fumetti, il vecchio ebreo, il bambino stupido, gli amici di Homer ecc…

Come ho già detto, prendono in giro delle istituzioni, ma al contempo denunciano anche alcuni aspetti di esse e dei media. Troveremo ad esempio un cartone animato come “Grattachecca e Fichetto”, molto crudo e per niente educativo, e quindi un chiaro esempio della televisione “cattiva maestra”.
La televisione è il medium principale preso di mira perché vederla è l’hobby principale e quotidiano di tutti i protagonisti. Poi ovviamente c’è la stampa, con servizi molto soggettivi e giornalisti sciacalli. Sono trattati anche la radio e il cinema, ma si vedono molto poco, il cinema specialmente.
Ora arriviamo al tema centrale della questione.

La loro comicità è sempre stata molto singolare. Dalle prime stagioni notiamo che gira attorno al “non detto”, ovvero mostrano la denuncia sociale attraverso le azioni stesse che vengono prese di mira. Pochi commenti che lasciano intendere gli effetti negativi delle istituzioni e dei mezzi di comunicazione di massa, per il resto sta allo spettatore carpire le invettive molto velate dei personaggi. Era proprio questo a caratterizzare il loro modo di fare satira sociale, ed era questo ad aver determinato il loro successo. Gradualmente col passare delle stagioni fino alle ultime in particolar modo, la comicità è cambiata e si è esternata sempre più. Ci sarà poco spesso quindi un Homer che, attraverso la sua ignoranza e i suoi commenti, lascia trasparire il marcio della vita di Springfield. Ci saranno commenti diretti, molto espliciti, in cui la volgarità viene espressa e non intesa dallo spettatore. Queste trasformazioni le ho notate specialmente quando nelle puntate sono iniziati ad apparire i nuovi media, o meglio, quando gli hanno dato più spazio perché in realtà alcuni già c’erano. Come ad esempio il web, lo smartphone e i social network.
Ora non sono qui a dirvi se è giusto o sbagliato questo cambiamento nel corso degli anni, ma vorrei fare solo un’osservazione. Come ci insegna il buon Umberto Eco, il testo (dove con testo si intende qualsiasi tipo di narrazione) è una “macchina pigra”, ovvero che lo spettatore/lettore deve avere il suo spazio di interpretazione, e deve poter mettere lui stesso “in moto” la macchina del testo, con le sue sensazioni, i suoi pensieri, i suoi commenti, altrimenti, inevitabilmente, è già tutto dato dalla narrazione e diventa una lettura passiva e noiosa.
In sostanza se un personaggio di una storia che si basa sulla satira sociale, dice espressamente “i social network fanno schifo perché isolano le persone”, oppure “la televisione è una cattiva maestra”, o ancora “i politici sono dei ladri”, sono frasi che non lasciano spazio all’interpretazione, e risultano noiose, non aggiungono nulla di nuovo alla realtà. Questi sono esempi personali per far comprendere meglio la questione, non sono presenti testualmente nelle ultime stagioni, anche se si avvicinano molto ai tipi di espressione usati dai personaggi. In ultima analisi, noto che gli sceneggiatori e il creatore abbiano voluto stare al passo coi tempi, rincorrendo un tipo di comicità che non era quella originale, e cercando il più possibile di cambiarla dato che il declino degli ascolti iniziava a farsi sentire. Ma forse è stato proprio questo voler cambiare a far abbassare gli ascolti, o, semplicemente, i Simpson hanno avuto il loro momento di gloria e, come tantissimi altri prodotti mediatici, siano destinati al declino graduale. C’è da dire però che questa sitcom è stata e rimarrà eccezionale. Ha segnato una generazione con la sua comicità velata e le sue invettive acute, le quali sono un esempio di parodia della società sempre attuali, dotate di gag capaci di donare, quasi sempre, e in modo molto efficace, il sorriso dei telespettatori.

 

 

Antonio Carmando - ExtraTime - - Vai alla Home

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