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Birdman: Riflessione critica sulla fama nella carriera attoriale e sul processo di identificazione

05/03/2015

Riggan Thomson [as Birdman]:” That's what I'm talking about. Bones rattling! Big, loud, fast! Look at these people, at their eyes... they're sparkling. They love this shit. They love blood. They love action. Not this talky, depressing, philosophical bullshit. Yes. And the next time you screech, it'll explode into millions of eardrums. You'll glimmer on thousands of screens around the globe. Another blockbuster. You are a god. See? There you go, you motherfucker. Gravity doesn't even apply to you. Wait till you see the faces of those who thought we were finished. Listen to me. Let's go back one more time and show them what we're capable of. We have to end it on our own terms... with a grand gesture. Flames. Sacrifice. Icarus. You can do it. You hear me? You are... Birdman!”

Riggan Thomson:”I'm nothing. I'm not even here.”


Titolo: Birdman (or The Unexpected Virtue of Ignorance)
Anno: 2014
Genere: Drammatico
Regista/Sceneggiatore: Alejandro González Iñárritu
Attori principali: Michael Keaton (Riggan Thomson), Zach Galifianakis (Jake), Edward Norton (Mike Shiner), Emma Stone (Sam Thomson), Andrea Riseborough (Laura), Amy Ryan (Sylvia Thomson), Naomi Watts (Lesley).


Da qualche anno, lo ammetto, la produzione cinematografica non mi aveva colpito profondamente. Non fraintendetemi: sono stati girati bei film al livello tecnico-artistico con forte impatto emotivo. Eppure non ho avuto la sensazione fino in fondo del cosiddetto “capolavoro” fino a che non è arrivato questo film, a mio parere, spettacolare.
Non a caso ho detto “spettacolare”, perché riesce ad unire egregiamente le forme di spettacolo teatrale e cinematografica, così lontane per certi aspetti, ma per altri così incredibilmente vicine.

Birdman parla di un attore, Riggan Thomson, la cui fama è in pieno crollo. Quest’ultima era legata ad un personaggio che interpretava qualche anno prima, “Birdman” per l’appunto, in film di genere azione e supereroi, caratterizzati da effetti speciali e superpoteri.
Riggan vuole riconquistare il pubblico e la sua celebrità, inscenando uno spettacolo teatrale a Broadway intitolato “What we talk about when we talk about love”.
Il progetto si rivela arduo perché il protagonista dovrà affrontare una situazione familiare difficile, uno stato economico critico, e fragilità e controversie degli attori della compagnia, in particolare col nuovo arrivato, Mike Shiner. Ma l’ostacolo più grande sembra essere uno soltanto: sé stesso.
Egli deve fare i conti con il suo alter ego, il quale si incarna nel personaggio che lo ha portato alla fama: Birdman.
Fin dall’inizio del film vedremo, infatti, la sua comparsa con un abito da supereroe blu con delle grandi ali e una maschera che ricorda la forma del becco di un uccello.
Il conflitto tra le due parti è interiore,anche se vediamo materializzarsi di tanto in tanto l’alter ego nello spazio. La sua voce cavernosa crea sempre un’atmosfera di tensione, la quale inizia ad essere insistente nei confronti del protagonista. Noteremo molti dibattiti e dispute dei due in cui l’attore è talmente radicato nel personaggio che crede di possedere i suoi superpoteri. Questo lo notiamo fin dall’inizio del film con il fantastico Michael Keaton in levitazione nella sua camera. Queste continue convinzioni faranno toccare molto spesso al protagonista la follia.

Il conflitto intestino di Riggan è tutto concentrato sullo stato di celebrità della carriera attoriale. Birdman vuole che Riggan rimanga il personaggio del supereroe, che continui a fare blockbuster e che lasci il suo progetto teatrale. Perché è quello che il pubblico vuole, è grazie a quel personaggio che è diventato famoso.

Birdman è una critica a questo riduzione dell’attore al personaggio interpretato e che gli ha permesso di raggiungere il successo. Molti attori sono chiusi in questo tunnel, dell’essere riconosciuti ed apprezzati dal pubblico solo per quel ruolo.
Molti attori meritano di essere rivalorizzati in base anche ad altre interpretazioni, altrimenti il loro lavoro ed il loro essere presenti in società diventano frustranti. Purtroppo non credo si possa muovere una critica in questi termini. Quando un film ha talmente tanto successo (specialmente film fatti in serie, o proprio le serie tv), esso e i suoi personaggi si radicano talmente tanto nella società che è difficile che avvenga un riconoscimento della persona in altri ruoli.
L’unica valutazione negativa che si può attribuire al pubblico è quella di essere più “critici” ed acculturati. Ciò significa constatare le capacità dell’attore in altri opere e in altri ruoli, specialmente se sono totalmente diversi. In questo modo egli avrà la possibilità di riscattarsi e di farsi identificare diversamente. Sarebbe meglio dire che, in questa maniera, le persone possano riconoscere l’attore in quanto persona che interpreta diversi personaggi ed in secondo luogo identificarlo come “quella parte che ha recitato”.

Questo processo è reso eccellentemente in questo film. Riggan vuole essere rivalutato in altre vesti. Quello che intende rappresentare a teatro è uno spettacolo di genere drammatico, romantico e risulta un’opera impegnativa che presuppone un grande lavoro di recitazione.
Questo spettacolo teatrale rappresenta una provocazione ai film in cui era abituato a recitare Riggan e ai film d’azione in generale. Esemplare è soprattutto la scena degli effetti speciali verso la fine del lungometraggio, in cui Riggan immagina di avere i superpoteri di Birdman, ed essa risulta la massima espressione di questa critica. Spesso i film di questo genere ricadono in una trama molto poco sviluppata, poca caratterizzazione dei personaggi. Insomma tendono semplicemente ad intrattenere il pubblico con gli effetti speciali e null’altro, esplorando poco gli altri campi.

Iñárritu decide di girare interamente il lungometraggio in piano sequenza. Qui vediamo l’estrema forza della teatralità di questo film. Con pochissimi cut, gli attori devono combinare entrate e uscite di “scena” (o per meglio dire di inquadratura) in maniera reale e senza errori dall’inizio alla fine della sequenza. Le scene del film sono anche abbastanza articolate con cambi continui di scenario all’interno del teatro a Broadway e fuori da esso. Insomma possiamo dire con assoluta certezza che ha meritato l’Oscar alla regia e, a mio parere, anche gli altri tre (miglior film, migliore sceneggiatura originale e miglior fotografia).

Una lode va quindi particolarmente alla recitazione degli attori. Iñárritu, costruendo una meta-recitazione, riesce a valorizzare tantissimo la loro interpretazione. In primis quella di Keaton che rende al meglio un protagonista estremamente complesso, dotato di turbe psicologiche, disturbi della personalità e attacchi d’ira. Un'altra che mi ha colpito tantissimo è stata quella di Edward Norton che recita il ruolo di Mike Shiner, uno dei protagonisti dello spettacolo. Egli è sempre provocatore e gioca brutti scherzi. Ma quello che colpisce di più è forse la particolarità che, nella vita reale, sembra che reciti sempre delle parti e che sul palcoscenico non finga affatto. Egli a mio parere incarna scrupolosamente l’attore nella vita reale, perché credo sia questo, anche se non esattamente negli stessi termini, il suo tratto fondamentale.

Infine vorrei riprendere il discorso riguardante il protagonista.
Riggan rappresenta l’insofferenza di quel processo di identificazione univoca. Un’insofferenza data dal non riuscire inizialmente a riconquistare la sua posizione di celebrità, la quale lo porta ad essere insicuro anche su sé stesso e sulle sue capacità recitative.
Il pubblico lo accetta solo come Birdman. Lui è come assorbito quasi completamente da questo ruolo che non riesce a staccarsi di dosso, il che gli provoca dei disturbi della personalità e immaginazioni di possesso di superpoteri.
Birdman rappresenta un forte scacco a questa sfaccettatura di sistema di adorazione riduttiva della figura del divo. Egli riesce a farsi apprezzare, riesce a credere nelle sue capacità, disincantando il pubblico e riconquistandolo in altre vesti.
Il film invia messaggi importanti, soprattutto a chi è in questo settore di carriera. Essi sono quello di credere sempre nelle proprie potenzialità, quello di rischiare per inseguire i propri sogni. Infine quello di non farsi assorbire dal proprio lavoro, in questo caso dai propri personaggi. Nella nostra vita dobbiamo essere capaci di affermare una nostra identità forte, in modo da prendere in mano la nostra vita e di conquistare ciò che più ci piace ad ogni costo. Questo ci permetterà di librarci nell’aria e, come il nostro supereroe, di volare verso il nostro appassionante futuro che, mattone dopo mattone, costruiremo per noi stessi.

Antonio Carmando - ExtraTime - - Vai alla Home

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