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Nuvole d'arte Revival: quando chi non dovrebbe tornare ritorna

20/03/2015

“Ricordati che devi morire!” diceva il matto del villaggio, e il grande Massimo Troisi rispondeva “Mò me lo segno”, in “Non ci resta che piangere”, indimenticata collaborazione dell’artista napoletano con Roberto Benigni.
Per significare, in chiave squisitamente ironica, che nella vita ci sono pochissime certezze, forse solo una, e cioè che, piaccia o no, si deve morire.
Sul grande passo tanto si è detto, scritto e cantato. Soprattutto, ciò che preme gli uomini fin dai tempi antichi è il “What’s next” e cioè il cosa c’è dopo.
Se “Revival” di Tim Seeley e Mike Norton (di cui abbiamo accennato poche settimane fa parlando di un’altra nuova uscita in casa Saldapress) correva il rischio di essere scambiato per un nuovo fumetto a tematica zombie, dopo aver “divorato” (termine questo sì molto zombi) il numero 1 “Sei tra amici” anche il più critico a priori verso l’opera sarà costretto a rivedere le sue posizioni. Ci troviamo, infatti, di fronte ad un’interessantissima interpretazione della domanda esistenziale posta sopra.
C’è una bella differenza tra zombi e morti, e qui i protagonisti sono i morti, o meglio, la morte.
La trama: in una cittadina della sperduta provincia americana la polizia si trova a dover fare i conti con un avvenimento alquanto bizzarro. Da un po’ di tempo, infatti, la gente che muore se ne va tranquillamente in giro per il paese.
Ora, tralasciamo il fatto che le pompe funebri sono in agitazione e minacciano di rivolgersi ai sindacati perché a Wasau (Wisconsin) non si batte cassa (batte…cassa non è male) da un po’, e concentriamoci sull’aspetto principale del fumetto, o almeno quello che più viene messo in risalto dal primo numero, la convivenza tra i vivi e i morti, e come entrambi vivono la perdita della certezza della fine che arriva quando la vita finisce.
Una cosa è dire “Come sarebbe bello se mia zia, mia nonna o il mio cagnolino investito da pullmino della scuola bussassero alla porta!”, un’altra è se bussano davvero.
In “Revival” i morti vengono guardati con sospetto, non ci si fida di loro come non ci si fiderebbe di qualcosa che non si conosce. Eccolo, di nuovo, quell’istinto che solo la natura riesce a tirare fuori nell’uomo, e che in un attimo ci riprecipita nella nostra condizione di specie animale, da cui tutta la scienza del mondo non riuscirà mai a sollevarci.
Nel frattempo viene creata una squadra speciale di polizia incaricata di vigilare sui defunti, di cui fa parte l’agente Dana Cypress. Ben presto Dana scoprirà che tra i defunti c’è anche una persona a lei cara sulla cui morte non tutto è chiaro, mentre in paese iniziano ad aggirarsi personaggi più o meno raccomandabili, come uno strano tipo in moto che dice di saper scacciare i demoni.
Wasau è messa in quarantena, nessuno può allontanarsi mentre alcuni sembrano avere grande interesse a entrarci. Mentre vivi e morti sembrano intenzionati a imparare a convivere, nei boschi, lontano dagli abitanti ma nemmeno troppo, si aggira una strana presenza.
Dalle forti tinte noir, il fumetto funziona fin da subito grazie all’ambientazione e alla coralità della trama. I disegni forse pagano un po’ l’eccessivo utilizzo di supporti elettronici quando avrebbero funzionato meglio (parere personale) un po’ più scarni, ma la cura dei particolari è ammirevole soprattutto per quanto riguarda gli ambienti interni, che riescono a trasmettere quel contesto di vita di periferia.
Già grande successo in USA, dov’è edita dal 2012, la serie promette di appassionare anche i lettori italiani, lontana, come detto, da qualsiasi riferimento ad altre saghe più o meno famose. Lo spunto è lo stesso di “Les Revenants”, serie tv francese anch’essa del 2012, mi auguro non si perda, come questa, dietro poco interessanti disamine dei rapporti familiari e scene di sesso messe qua e là giusto per allungare il brodo.
I prossimi numeri ce lo diranno.
Intanto, stavo pensando a cosa ne direbbero i cari estinti, se interrogati, sulla questione. Probabilmente niente, probabilmente chi va via non è più nulla, e questa è una visione molto più romantica di quel che si potrebbe pensare.
“Cosa importa dove si giace quando si è morti? Si dorme il grande sonno e chi se ne fotte di queste miserie. Si dorme il grande sonno senza preoccuparsi di essere morti male, di essere caduti nel letame”. Così scriveva il genio di Raymond Chandler in “Il grande sonno”.
Ai morti di “Revival” ciò non è concesso. Ancora non sono liberi dei rimorsi della vita e forse non lo saranno mai, e forse è questo che spaventa di più Dana e gli altri.

 

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