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Nuvole d'arte Hyouka: tra misteri, compiti a casa e tazze di tè

14/10/2016

Se state leggendo questo articolo via le sedie, alzatevi tutti i piedi e spellatevi le mani. Voglio un applauso di quelli forti per una data che non esito a definire storica.
Tra due giorni, appassionati amici, Jessica B. Fletcher, la mitica “Signora in Giallo”, compirà 91 (dico Novantuno) anni! Auguri Mrs Angela Lansbury, grandissima attrice, meritatissimo Oscar alla carriera, e un enorme grazie per avermi regalato l’infanzia più bella del mondo.
Quanti pomeriggi, a casa dei miei nonni, incollati davanti alla tv a seguire, nell’ordine, “L’ispettore Derrik”, Jessica e “Il Tenente Colombo”, tra misteri risolti davanti ad una tazza di tè o ai fumi di un vecchio sigaro; perché diciamoci la verità, i veri Gialli sono questi! Sherlock Holmes, Miss Marple, Nero Wolfe e compagnia non sapevano neppure come fosse fatta una pistola, a stento guidavano e mai si sarebbero sognati di spiare, inseguire e scaricarsi addosso una marea di proiettili con i sospettati come i pivellini di oggi. La figura del Detective è pura intuizione, colui che riesce a rimettere a posto dinamiche e moventi di un omicidio come tessere di un puzzle ricercando i dettagli fuori posto in una frase, un’azione, un particolare nel vestito. Ogni criminale si lascia dietro una traccia, e non servono le impronte digitali per inchiodarlo, basta una mente sufficientemente allenata, come quella di Hercule Poirot, che in “Il ritratto di Elsa Greer” risolve un caso di omicidio avvenuto quasi un ventennio prima solo parlando con i presenti al fatto e osservando l’ultimo dipinto realizzato dalla vittima.
Scrittrice sessantenne, vedova per nulla annoiata, che si trovi a casa sua a Cabot Cove, Maine, o in qualsiasi altra parte del mondo dove la porti il suo mestiere, se un delitto viene commesso nelle vicinanze state sicuri che la signora Fletcher inchioderà il colpevole. Ironia, modi sempre gentili, spirito d’osservazione e prontezza fuori dal comune ne fanno un’icona femminista il cui successo dura ancora oggi.
E’ decisamente di un’altra generazione Hotaro Oreki, ma il modo di procedere è lo stesso. Ci vogliono acume e una certa macabra fantasia per risolvere i piccoli e grandi misteri del liceo che frequenta in compagnia degli amici del “Club di Letteratura Classica”, tra una noiosa lezione e l’altra.
“Hyouka”, serie di Honobu Yonezawa edita di J-Pop che in questi giorni arriva nel nostro paese con numero 7, è davvero un ottimo fumetto.
Un protagonista ben caratterizzato, pigro e indolente, attorniato da personaggi all’altezza e un’ambientazione che per quanto moderna conserva quel tocco di retrò dei polizieschi classici che solo il continente asiatico può restituirci. Ma è soprattutto un aspetto a farmelo preferire agli altri fumetti e perfino a gran parte della letteratura moderna del genere: il ritmo della narrazione.
Lasciatemelo dire, il problema dei Gialli moderni è che durano troppo! Cosa ce ne facciamo di un caso di omicidio che dura 600 pagine di cui la metà raccontano la vita privata dei protagonisti, le loro difficili relazioni sentimentali e la difficoltà nell’aprire il rispettivo cuore spezzato l’uno all’altra lasciandosi il passato alle spalle? E’ fiction, sono i tempi moderni, quello che volete, intanto l’adrenalina del lettore scende e anche la palpebra, dopo pagine e pagine passate a scoprire l’arredamento della nuova casa della fidanzata di lui, cala in modo preoccupante.
Se lo stesso difetto di fabbricazione si evince anche per alcuni prodotti seriali a fumetti, in Hyouka la proporzione tra vicende dei personaggi e trama investigativa è perfetta, essendoci molto poco della prima e molto della seconda. La risoluzione dei misteri è rapida e segue lo schema classico presentazione, indagine, analisi degli indizi e scoperta del colpevole, dando la possibilità allo spettatore di partecipare attivamente divertendosi a fare ipotesi.
Tante se ne sono fatte sulla vicenda del film incompiuto degli allievi del secondo anno, il cui arco narrativo ha davvero tenuto incollati fino al colpo di scena finale. Lasciatemelo dire con palese goduria, ci ho preso col colpevole ma non col movente. Pazienza, vuol dire che dopo tutti questi anni passati a leggere e guardare cadaveri in tv la mia tecnica investigativa necessita di essere ancora approfondita.
Continuerò ad esercitarmi, se c’è una cosa che non scarseggia sono i criminali, conseguentemente c’è sempre un crimine da risolvere. Non fai in tempo a scoprire un maniaco che un altro cadavere è già freddo.
E così, mentre la signora Fletcher starà aspettando i suoi amici di per prendere insieme il tè e festeggiare l’occasione con una fetta di torta di quelle buone, fatte in casa come si usava una volta, e Hotaro starà sbadigliando davanti ai compiti da fare, entrambi in attesa della prossima avventura, io vi saluto.
Che siate detective privati, poliziotti dai modi poco ortodossi, cittadini curiosi o niente di tutto questo, Hyouka 7 è in fumetteria. Non lasciatevelo scappare.

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