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Nuvole d'arte Bepi Vigna: Nathan Never tra domani e Annozero

25/11/2016

Ho passato circa un mese a scrivere e cancellare decine di attacchi per un pezzo su “Nathan Never – Annozero”. La soluzione ai miei dilemmi è apparsa sfogliando un articolo sul programma del 7° Festival del Nues. A raccontare la miniserie appena conclusa poteva essere solo lui.
Con Bepi Vigna abbiamo tirato le somme e parlato dei possibili nuovi scenari che “Annozero” apre, discusso i prossimi sviluppi della serie regolare e altre curiosità.

D: Arriva il numero 300 e lei spiazza tutti ripartendo dall’inizio. Come mai ha sentito il bisogno di tornare al principio di Nathan Never?
R: L’idea alla base delle miniserie è quella di lasciare ciascuno dei tre autori liberi di raccontare il “loro” Nathan Never. Ho pensato che potesse essere interessante svelare dei retroscena relativi all’episodio della vita del personaggio, ciò che ne ha determinato il carattere. L’assassinio di Laura e il trauma di Ann sono un momento cruciale nella vita di Nathan. Mi è piaciuto immaginare che le cose non fossero andate nella maniera che era stata raccontata ai lettori, ma in un altro modo. La miniserie, quindi, è un’altra versione dei fatti, relativamente a quell’episodio.

D: Prequel, reboot, remake, what if, crossover, tutti termini cari alla nuova generazione social. Al telefono ci abbiamo riso su, ma in effetti come lo classifichiamo “Annozero”?
R:Credo che la maniera migliore sia: “un’altra versione dei fatti”. Quante volte, di fronte a fatti di cronaca ci troviamo a sentire tante diverse campane. Pensiamo alle “versioni ufficiali” su l’attacco dell’11 settembre, sulla cattura di Bin Laden, su Ustica, sul Caso Moro, sulla morte di Mattei. Qual è la verità?
Perché nei fumetti non può succedere quello che accade nella realtà? Le cose non sempre sono come ce le raccontano. Con ANNOZERO mi piaceva stimolare un atteggiamento critico da parte dei lettori, seminare dei dubbi, ma dentro una storia coerente e ben realizzata.
Ho provato a raccontare una “verità” sulla morte di Laura Lorring, costruendo una storia che mettesse in discussione di rapporto tra il lettore e le serie a fumetti. Una operazione che accentua quel carattere metaforico che volevo avesse ANNOZERO. Quello di Nathan, in fondo, non è che una proiezione del nostro mondo. Anche nella nostra realtà esistono poteri forti e occulti che orientano le scelte politiche ed economiche, che insabbiano o creano casi mediatici. I potenti che governano il mondo di Nathan sono zombie che assomigliano ai nostri politici e ai grandi potenti che dominano davvero la Terra.

D: Il carattere di alcuni personaggi è stato ampiamente rivisitato nello sviluppo della storia. Dica la verità, se domani si risvegliasse nel 1991 cambierebbe qualcosa?
R: Rifarei ANNO ZERO e ripartirei da lì.

D: Così a occhio, “Annozero” mi sembra più una serie arrivata al numero 6 che una miniserie di sei puntate. E’ così?
R: No, ANNOZERO è una storia che ha un inizio e una fine. Se non esistesse un’altra serie mensile con lo stesso personaggio non si porrebbe nemmeno il problema. Quello che volevo fare era una buona storia, non banale, avvincente, che potesse essere apprezzata sia da chi conosceva già Nathan Never, sia da chi lo incontrava per la prima volta. Un romanzo grafico leggibile da tutti e con più chiavi di lettura.
Poi è vero che la storia di Nathan, Ann e Mac può essere continuata… confesso che questa prospettiva a me e a Roberto De Angelis solletica molto e abbiamo già messo giù qualche idea. Però, per il momento non è previsto nulla.

D: La sua è solo l’ultima di una lunga serie di trame parallele a quella classica. Quando lei e i suoi colleghi avete capito di non aver creato un personaggio ma un universo?
R: Era una cosa che volevamo fare dall’inizio. Creare un universo che si possa ampliare è una sfida entusiasmante per ogni autore di fumetti. Non a caso Nathan Never è la serie che ha generato, in Bonelli, più spin-off e serie parallele.

D: In “L’ultima verità” la “banda dei Sardi” incontra “davvero” Nathan Never. Quanto il nostro mondo somiglia già alla Metropoli dell’Est?
R: Il mondo di Nathan è la rappresentazione esasperata del nostro presente. Se sfogliamo i numeri usciti in questi venticinque anni vi troviamo, trasfigurati in una dimensione fantascientifica, molti degli avvenimenti che riguardano quest’epoca a cavallo tra il secondo e il terzo millennio.
ANNOZERO è un racconto del nostro presente in chiave fantastica.

D: L’agente Never è un uomo profondamente imperfetto, un pessimo marito e un padre con mille difetti, come lo sono i suoi nemici e i suoi amici. Nelle sue storie la natura umana è sempre uno degli elementi, se non quello, principale. Non crede negli eroi o semplicemente le piacciono gli antieroi?
R: Mi piacciono i personaggi credibili, con una loro psicologia, dei lati profondamente umani e dei difetti. I migliori eroi, in fondo, sono quelli che ci permettono di identificarci con loro. Nel caso di Nathan volevamo che il suo essere eroe avesse una giustificazione: se accetta delle missioni al limite dell’umano, lo fa perché nel suo subcosciente, vuole espiare i suoi peccati. I suoi sensi di colpa ne hanno determinato l’animo autodistruttivo. Nathan non è un “musone” per caso. Il suo essere introverso e cupo è una conseguenza del suo vissuto. Anche il suo attaccamento alle cose del passato e dell’infanzia non è che il desiderio di ritrovare una innocenza e una purezza che non gli appartengono più.

D: A quale dei personaggi che ha raccontato si sente più vicino?
R: Nathan per molte cose mi rispecchia… ma sono cose che non riguardano i sui atteggiamenti più eroici. LA sua visione della vita, nelle storie scritte da me, è il riflesso di come sono io.

D: Finito “Annozero” si torna a quello 25. Dopo “Altri mondi” cosa dobbiamo aspettarci?
R: Con Medda stiamo lavorando a una nuova saga che proporrà diverse sorprese. Poi c’è un ciclo di quattro storie, di cui tre già scritte (per il momento è denominato il ciclo di Giove) che dovrebbe riordinare l’intero universo di Nathan. In futuro usciranno anche due mie storie, una con Sergio Giardo e una con Romeo Toffanetti che per motivi diversi credo possano essere interessanti. Con Giardo siamo tornati a raccontare gli anni in cui Nathan si era arruolato nei Fanti Spaziali e ritroviamo personaggi di quel periodo. Ci saranno vari collegamenti con una storia a me molto cara: L’Ultima Onda. Con Toffanetti stiamo facendo un esperimento che ci sta appassionando: ci siamo chiesti come sarà l’arte nel futuro di Nathan e la storia che ho costruito è un’indagine che Nathan deve condurre su un artista, un personaggio che è stato citato più volte nella serie: Joe Vengeance. Una vera graphic novel, ricca di citazioni. Toffanetti sta realizzando qualcosa di incredibile, che stupirà i lettori, ne sono certo.

D: Tutto ciò che inizia ha una fine. Ci ha mai pensato lei, a raccontare la fine di Nathan Never?
R: Nathan invecchia, ritrova i figli e parte con loro verso un lontano pianeta. Questo in realtà è stato già raccontato in piccoli frammenti comparsi nelle storie apparse sugli Almanacchi della Fantascienza e nel gigante “I ribelli di Marte”. I dettagli di questa grande storia per ora li tengo per me. Ci sono cose che non possono essere svelate… per il momento.

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