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Nuvole d'arte MMMM Mickey Mouse Mystery Magazine: Anderville solo andata

02/12/2016

Stazione centrale di Anderville. E’ notte, sta piovendo. Tra i binari che si intersecano a formare mille disegni diversi, ciascuno dei quali traccia traiettorie verso mondi lontani, sogni e speranze per chi cerca una nuova vita o solo di dimenticare la vecchia, si muovono furtive due figure.
Il detective è stanco, le gambe gli fanno male e le orecchie grandi gli fischiano. Forse è il rumore degli spari e delle esplosioni, forse è la paura.
Da quando è arrivato in città, pochi giorni prima, si è accorto di non aver mai provato davvero la sensazione di essere soli e spaventati, lontano da casa e senza amici su cui poter contare.
L’uomo che si muove tra i vagoni in fiamme, coperto dal rumore della pioggia battente e dalle sirene delle auto della polizia che vanno affollandosi fuori dalla stazione, è cattivo, come mai gli è capitato di vederne prima; e lui di cattivi, nel suo mestiere, ne ha conosciuti tanti. E’ svelto, un solo passo falso, un rumore minimo e avrebbe scoperto dove si trova il detective, ma anche restare fermi significa mettersi in trappoli da soli, come i topi…già, come i topi.
Il pensiero lo fa sorridere. I pazzi sorridono sempre davanti alla propria fine, e quello che l’aveva condotto fino a li era proprio una pazzia…la sua e quella di un vecchio amico.
Sonny, si chiamava, avevano frequentato il college insieme un po’ di anni fa. Cinema, feste, e tutte le cose che i giovani fanno per divertirsi loro le avevano fatte insieme; poi succede quello che capita sempre, arriva una telefonata e devi tornare a casa, devi diventare uomo.
Ce l’aveva accompagnato lui al treno, quella mattina, il buon Sonny. Un abbraccio forte ma veloce, da maschi, ma che ti fanno capire che non vi dimenticherete mai, e poi via, ognuno per la sua strada. Si erano raccomandati di tenersi in contatto, ma entrambi sapevano che non sarebbe successo, e poi Sonny gli aveva fatto una promessa, che se un giorno fosse diventato investigatore lo avrebbe chiamato come socio.
Si era rivisto davanti tutta la scena, il detective, quando aprendo una lettera indirizzata a lui aveva letto che quel pazzo un’agenzia investigativa l’aveva aperta davvero, ad Anderville, ed era il momento che ci andasse anche lui, a darle un’occhiata, perché Sonny era scomparso.
Non c’era molto da fare, se non liquidare l’agenzia. Un affare di poche ore e sarebbe tornato a casa. Nessuno sapeva che fine aveva fatto Sonny, nemmeno Vera, la sua fidanzata o qualcosa che le somigliava, e poi non si vedevano da tanto tempo, troppo, e il tempo rende insensibili ai bei ricordi.
Non l’aveva capito ancora bene, davvero, come mai ad un certo punto si era trovato legato ad una sedia, in un bar nella zona del porto, circondato da facce poco raccomandabili, a rischiare di fare un tuffo nella baia con i piedi ben piantati in un blocco di cemento. Forse c’entrava un pacco che gli era passato tra le mani, forse Vera, o tutti e due.
La via d’uscita al bagnetto era una sola: quella sera in città sarebbe arrivato, col l’ultimo treno, un sicario. Uno che agiva da solo, per conto proprio, un cane sciolto che i bravi ragazzi del posto non volevano tra i piedi. Andava tolto di mezzo, il come non era importante, da quel momento era affare del detective.
Non c’era voluto molto per scoprire chi veniva a trovare l’uomo del treno. Grazie agli amici di Sonny era risalito a Bill Sorbo, un tizio che avrebbe dovuto testimoniare ad un processo che, a quanto pareva, in città stava facendo parecchio rumore, che grazie a questo si era prenotato un nome nella lista dei bambini cattivi.
Con una scusa Sorbo era stato mandato alla stazione a prendere quello che non sapeva essere il suo assassino, così il detective aveva deciso di presentarsi all’appuntamento al posto suo, visto che i due non si erano mai visti. Un buon trucco, peccato che era durato giusto il tempo di prendere i bagagli, prima che il sicario fiutasse la trappola e iniziasse a far saltare in aria mezza stazione con quel bel calibro di pistola che si era portato.
E così eccolo li, a cercare di farsi venire un’idea e in fretta per uscire da quella situazione. Un rumore di passi inizia a farsi strada fra gli altri, non lo vede ma qualcosa gli dice che è proprio vicino a lui, che è tempo di muoversi, di attaccare. Un solo salto, un colpo ben sferrato, la sua vita o quella dell’altro.
Commissariato di Anderville. All’ispettore Jean Clayton non pare vero che quella nottata stia finalmente per finire. Ci ha provato in tutti i modi a torchiare quel piccoletto con le orecchie enormi in sala interrogatori, ma quel poco che è riuscito a capirci è abbastanza per mettere nei casini nomi grossi.
Senza volerlo l’amico di Sonny Mitchell, in poche ore, ha pestato i piedi a gente potente, che si credeva intoccabile. Si vendicheranno, e quando lo faranno non ci andranno leggeri, per questo il piccoletto deve restare in città per qualche tempo, a disposizione della polizia.
Non la prende bene, ma si rassegna all’idea. Difficile che possa resistere, pensa Jean, mentre lo vede scomparire tra la folla della mattina, stanco e disorientato.
Quel Topolino sarà anche famoso dalle sue parti, ma ad Anderville, con tutte le canne di pistola che da quel momento avrà puntate addosso, è solo un topo.

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