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Intervista a Francesco Contursi, rappresentante del liceo classico Torquato Tasso

11/05/2014

Perché hai scelto di intraprendere la strada di rappresentante?

Sarebbe azzardato parlare di un'esigenza fisica? In realtà sentivo il bisogno di cambiare qualcosa, di fare la differenza. Rientrando nella logica dell'attivismo studentesco e della mobilitazione, per me ormai poco distante da un credo religioso, il cinico di turno potrebbe sminuire il tutto sostenendo che un corteo o un sit-in non possano cambiare le cose. Al di là delle deviazioni strumentali dei cortei e delle ideologie che offuscano la mente di qualche organizzatore, la "manifestazione" in generale sembrava essere l'unico mezzo a mia disposizione, ripetendomi sempre che anche un solo studente in più, nel suo piccolo, potesse fare la differenza. Mi è bastato quantificare "il mio piccolo" per prendere la decisione giusta, per trovare il modo di cambiare, di fare del bene alla propria scuola nel concreto e quotidianamente, per apportare migliorie in maniera evidente e tangibile. Non sarà un adolescente ad evitare che la scuola cada a pezzi, ma senza quell'adolescente molti studenti potrebbero non accorgersene o semplicemente ignorare i mezzi che hanno per farsi sentire. In due parole mi sono detto "Partiamo dal basso!" e, sebbene un po' titubante, ho avuto la fortuna di poter svolgere questo compito.

La lotta per il cambiamento, certamente non sconosciuta a molti giovani. Ma quali sono, per te, le cose più importanti da cambiare nella scuola?

Per quanto possa sembrare banale, innanzitutto vorrei che la scuola divenisse il cuore pulsante della società. Si parla sempre dei giovani e di questa futura classe dirigente che parte proprio da lì, ma devo confessare che sono nauseato dal predicare bene e razzolare male riguardo una realtà così complessa e difficile. Se il futuro della società comincia dalla scuola, come mai negli ultimi anni ha avuto l'attenzione di una comparsa? E non mi riferisco solo a questioni economiche. Prescindendo proprio dal vile denaro, idealizzando la scuola come se avesse fondi a non finire, vorrei che ci fosse un corso di rieducazione dei professori e una modifica nel sistema di valutazione. Un risultato in una scala numerica, ad esempio, non aiuta la crescita scolastica di uno studente, bensì favorisce una malsana competizione interna nell'ambiente della classe, una ricerca forsennata del "10" che paradossalmente sfocia in una preparazione opposta all'eccellenza, premiando il nozionismo piuttosto che la coscienza critica e la rielaborazione. Naturalmente non si può generalizzare, ma per mia esperienza personale diretta ed indiretta, la richiesta di un professore tipo consiste proprio in questo, traducendosi automaticamente in una mancanza di stimoli da parte dell'alunno che obtorto collo si presta allo studio di una materia a lui poco appetibile proprio per ottenere il voto più alto, magari non riuscendoci. Ciò che serve a verificare effettivamente la progressione di un alunno nello studio, sottolineandone le carenze e le peculiarità, si traduce in un traguardo, una specie di trofeo il cui prezzo da pagare è un reset della memoria il giorno seguente. Seriamente, quanti di noi hanno studiato solo ciò che sapevano che il professore avrebbe chiesto o ciò che il professore voleva sentirsi ripetere alla cattedra per prendere un buon voto? La valutazione numerica è una truffa per lo studente e per il professore, oltre che un arma per il docente: se dovessero esprimere un giudizio singolo e dettagliato per ogni alunno valutando i compiti in classe, alla maggior parte dei professori di cui gli studenti oggi si lamentano, non basterebbe più leggere la firma sul foglio per avere una prolessi sull'esito della prova. Un valutazione per soggetto costringerebbe ogni professore a leggere il compito da cima a fondo come, sempre senza generalizzare, buona parte dei docenti non fa. O almeno quella parte di cui la comunità studentesca si lamenta. Ed è qui che entra in gioco la rieducazione, bella quanto utopica. Quanti professori dettano i propri appunti dimenticando di sedere ad una cattedra delle superiori? Quanti affrontano la propria materia passivamente per un lavoro che è solo di ripiego rispetto alle proprie ambizioni? A quanti invece brillano gli occhi animati dall'amore per lo studio, tanto da trasmetterlo agli alunni? Poesia a parte bisognerebbe insegnare ad insegnare. Come ho già detto il docente di oggi non è più un educatore, ma un nozionista passivo e nel peggiore dei casi un terrorista. Se fosse possibile li rieducherei all'amore per ciò che insegnano e magari sarebbe possibile anche evitare di cambiare metodi di valutazione. A quel punto il giusto metodo sarebbe implicito.

Non si può dire che tu non abbia spirito critico, ma i ragazzi che rappresenti credi siano animati dalla tua stessa passione?

Sarebbe esagerato dire che la totalità dei ragazzi presenta la stessa voglia di fare. Più onestamente posso dire che come ogni altra scuola il Tasso ha diverse sfaccettature. Il lato positivo è che per quanto la realtà della mia scuola possa essere diversificata allo stesso tempo non risulta frammentata. C'è un'unità generale promossa innanzitutto dai rappresentanti di classe, con i quali noi rappresentanti prendiamo le decisioni più importanti. La fortuna è quella di avere un comitato di ragazzi che comprende perfettamente il proprio ruolo, cioè una carica di rappresentanza a tutti gli effetti, con le responsabilità e le grane che ne conseguono. Magari non tutti hanno la mia stessa passione, ma il senso di responsabilità e di appartenenza è caratteristica comune. Per fortuna i ragazzi che "ci credono" sono più di quelli che infilano il pigiama quando sentono parlare di corteo!

Abbiamo parlato di cambiamento, ma se dovessi lasciare qualcosa di invariato all'interno della scuola, cosa sceglieresti?

Ho parlato anche male dei prof se è per questo! C'è da dire che alcuni di loro sono proprio i componenti che vorrei rimanessero anche per chi viene dopo di me. Ho avuto la fortuna di incontrare tanti professori eccellenti e soprattutto umani, se fosse possibile vorrei condividere questa mia fortuna con le generazioni future. Purtroppo non esistono ancora i cyborg, quindi se dovessi scegliere direi proprio quel senso di appartenenza e unità, il motivo di soddisfazione per noi rappresentanti che spero possa essere anche per i nostri successori. Ah, dipendesse da me lascerei buona parte delle scritte sui muri dei sotterranei, alcune sono dei veri e propri pezzi di storia. Prima di andarmene lascerò anch'io la mia firma, però shh!

Come resti aggiornato sulle problematiche dei ragazzi che rappresenti?

Sono felice di avere un rapporto molto diretto con loro. Sebbene alcuni preferiscano fare domande aperte al pubblico sul gruppo della scuola, ripropongo a più riprese il mio contatto telefonico, offrendo la completa disponibilità per qualsiasi dubbio o questione. Oltre al comitato che si tiene periodicamente, spesso i ragazzi mi contattano in prima persona, non solo i rappresentanti di classe, facilitandomi il compito e soprattutto adoperando la formula che preferisco. Le notizie per fortuna non tardano ad arrivare e gli eventi negativi sono alquanto rari. Nello specifico, scendendo nei dettagli della routine, mi basta leggere i verbali consegnati nell'assemblea per avere un quadro chiaro della situazione di ogni singola classe. Anche il bagno ha la sua importanza, spesso è meglio di un confessionale.

Quanto ha cambiato le cose internet all’ interno della scuola? E’ stato un' evoluzione o involuzione?

Sicuramente è un ottimo mezzo per la diffusione delle notizie e per le comunicazioni di servizio. Ciò che non mi piace è Facebook. Il sistema dei "mi piace" spesso e volentieri ha scatenato un pollaio nei momenti più tumultuosi dei miei due anni da rappresentante, qualcuno a volte ha dimenticato l'utilità del gruppo e la sua finalità, divertendosi a strappare i mi piace come una vera e propria attention whore con commenti populisti e demagogici. Fortunatamente è una mania di pochi, è il prezzo da pagare per questa piattaforma che naturalmente presenta anche molti lati positivi. In definitiva, nel bene e nel male, per me è un'evoluzione, come del resto lo è per la comunicazione in generale. Almeno possiamo risparmiare gli avvisi dai megafoni gracchianti nelle classi che si usavano fino a trent'anni fa.

Pensi che l’ istruzione italiana abbia qualcosa da imparare da quella estera? E se sì, cosa?

Potrei usare l'esempio dell'Islanda, dove gli studenti depositano le scarpe per sentirsi a proprio agio durante le lezioni che, tra l'altro, durano solo quarantacinque minuti (proporzionalmente all'attenzione media di un essere umano) con un intervallo di un quarto d'ora tra una lezione e l'altra per riposare o ripetere per l'ora successiva, con compiti a casa che non durano più di trenta minuti per materia. I più fortunati hanno la possibilità praticare la meditazione trascendentale gratuitamente in orario scolastico, come una vera e propria lezione terapeutica finalizzata a facilitare l'apprendimento e a riposare la mente. Sarebbe interessante adottare lo stesso sistema, magari offrendo la possibilità di trattenersi a scuola per svolgere i compiti a casa con la disponibilità dei professori nel caso gli studenti volessero consultarli per eventuali chiarimenti.

E saresti d' accordo su ciò di cui si è parlato recentemente, ovvero sulla riduzione degli anni scolastici da 13 a 12?

Sinceramente non mi piacerebbe, i programmi liceali sono così vasti che spesso un anno non è sufficiente per trattare ampiamente tutte le materie. Naturalmente bisognerebbe verificarne i risvolti, un anno in meno verso l'università non sarebbe male nella teoria, nell'atto pratico bisogna chiederlo agli studenti di Brescia!

Tra tutti i progetti che hai da rappresentante, qual è quello a cui tieni di più e per cui vorresti lasciare un segno?

Ciò per cui mi batto da sempre e che ha progredito notevolmente è la didattica alternativa. Dal primo giorno di "campagna elettorale" la mia proposta è stata quella di spostare l'attenzione dell'istituto su una forma di didattica moderna, conforme alle esigenze degli studenti ormai stanchi della solita lezione frontale. Lo studio in generale ha bisogno di rinnovarsi e di ampliare i propri orizzonti: purtroppo la mancanza di una lavagna multimediale in ogni classe rappresenta un piccolo ostacolo che per fortuna abbiamo superato, sia ponendo l'accento sulla concreta finalità della didattica alternativa, i cui elaborati fisici vengono messi a disposizione degli studenti, sia attraverso la sensibilizzazione del collegio docenti rispetto a ciò che è ormai risulta un'esigenza. Per le materie scientifiche ad esempio, il mio corso ha avuto la possibilità di organizzarsi in gruppi di lavoro per la creazione di animazioni o presentazioni in Powerpoint, esposti all'insegnante come una vera e propria interrogazione, consentendoci da una parte di affinare la nostra preparazione tecnologica, dall'altra di sfruttarla in un'intesa di gruppo stimolante e proficua. Ciò vale anche per storia dell'arte e per la filosofia (da grande fan della serie invidio un po' le terze per le quali alcuni professori, di rito, sostituiscono la lezione alla visione di The Matrix per spiegare il mito della caverna di Platone). Materie come il latino, il greco trovano difficili alternative ai metodi canonici, ciò non toglie che le possibilità sono infinite e non necessariamente limitate all'ambito della tecnologia: quando ero in quinto ginnasio (i bei tempi in cui si chiamava ancora così), inscenammo il processo della Monaca di Monza contro Gian Paolo Osio, con tanto di giuria e testimoni a sorpresa! Un modo come un altro per approcciarsi alla materia diversamente dal solito, stimolando la partecipazione della classe che, come nel nostro caso, può affezionarsi a determinati personaggi piuttosto che vederli come dei nemici scolastici. Una piccola vittoria è stata la settimana dello studente di quest'anno, cinque giorni di pura didattica alternativa gestita autonomamente dai ragazzi sostituendo interamente le regolari ore di lezione, la più lunga iniziativa studentesca degli ultimi cinque anni. Il merito è soprattutto degli studenti, i quali hanno colto al volo l'occasione per dimostrare la propria maturità lasciando che quest'avventura si rivelasse un successo!

Martina Grassadonia - Scuola - - Vai alla Home

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