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Nuvole d'arte Battaglia Dentro Moana: storia di una diva

03/02/2017

Truman Capote era uno scrittore geniale perché sapeva raccontare le persone, sia quelle che inventava, sia quelle reali. In una sola pagina, battuta a macchina poco dopo la sua morte e pubblicata molti anni dopo nella bellissima raccolta “Musica per camaleonti”, ci consegna il più bel ritratto di Marilyn Monroe.
E’ il ricordo di un incontro avvenuto, per una crudele coincidenza, in occasione del funerale di un conoscente. Per lo scrittore e la diva, legati da una profonda amicizia, è l’occasione per ritrovarsi a riflettere sulla fragilità della vita, sulle piccole e grandi cose che la rendono unica, passeggiando lungo la riva del mare nel piccolo borgo al calare della sera.
Se mi chiedeste cos’è la bellezza, di darle una forma, dei tratti concreti, vi risponderei che è Moana Pozzi, seduta nella poltrona di una famosa trasmissione televisiva mentre racconta sé stessa, avvolta in un lungo vestito rosso con un filo di rossetto sulle labbra e le ciglia rivolte all’insù.
E’ stato bello e strano insieme ritrovare la scena fedelmente riprodotta dai disegni di Pierluigi Minotti tra le pagine di “Battaglia – Dentro Moana”, scritto da Roberto Recchioni e Mauro Uzzeo. D’altronde, ciò che salta agli occhi fin dalle prime battute della nuova avventura del vampiro siciliano è proprio il taglio realistico che gli autori hanno deciso di adottare per raccontarla. La storia ripercorre le vicende più famose della vita della diva del porno, dal primo film che la costrinse ad abbandonare la sua famiglia e il paese dove era nata a causa del bigottismo dei suoi abitanti, all’incontro con Riccardo Schicchi e Ilona Staller con cui si lanciò in ambiziosi progetti e condivise il successo e l’ammirazione di una parte di mondo e le feroci critiche dell’altra, fino alla prematura scomparsa che ha dato origine alle più bizzarre ipotesi e romantiche leggende. Tra un evento e l’altro, in mezzo a giudici di professione o per propria passione nel condannare, uomini e donne potenti che comprano il piacere e corpi nudi di bellissime donne, si muove Pietro Battaglia.
Una volta la conosceva bene, Moana. L’aveva incontrata da ragazzina mentre ballava sulle note di una vecchia canzone, avevano passato del tempo insieme e se ne era innamorato. Ora, come quei ragazzi che la vedono sullo schermo o a teatro, anche lui può solo sognarla di notte, esserne piacevolmente ossessionato, immaginare di farci l’amore. E mentre si rende conto che quelli che lei crede amici la stanno trascinando in qualcosa che va oltre l’immaginabile, per la prima volta forse da quando lo conosciamo si scopre impotente di fronte agli eventi.
Belle alcune citazioni cinematografiche, che i due sceneggiatori inseriscono qua e la e bene accompagnano una vicenda che basa sulle immagini l’aspetto più importante della sua struttura, fuori luogo quella di un famosissimo romanzo di Nabokov che non ha nemmeno il buon gusto di fermarsi prima di storpiare il nome della protagonista. Per il resto chi acquista “Dentro Moana” vi troverà una buona storia, con scene di sesso e sangue mischiate a nostalgia e rassegnazione; il mito di Moana Pozzi che incrocia uno spaccato d’Italia che chiude in quegli anni importanti capitoli della propria storia e ne apre di nuovi. Menzione speciale alla “cattiva” Cicciolina in versione spia del KGB e alla battuta di Pietro Battaglia sul Comunismo dopo la caduta del Muro di Berlino, ma più di tutto resta il ritratto pulito di una persona fuori dagli schemi del conformismo, profonda e coerente con la sua legge interiore.
Il racconto di Truman Capote termina con Marilyn che, tra un capriccio e l’altro, scappa via e voltandosi chiede al suo amico, forse è solo l’ennesima coincidenza beffarda o magari esiste un po’ di quello che qualcuno chiama “destino”, cosa avrebbe risposto se un giorno qualcuno gli avesse domandato chi era Marilyn Monroe. “Direi che eri una bambina!”, risponde lui indispettito. Poi resta a guardarla, affacciata sul mare mentre la tramontana accompagna sulla terra le ombre della sera. Nell’intervista di cui vi parlavo, ad un certo punto Moana racconta sorridendo di essere innamorata della vita, di non pentirsi di alcuna scelta fatta e delle cose a cui ha dovuto rinunciare. Il giornalista passa alla domanda successiva, e mentre parla la telecamera stringe sul volto dell’attrice. Non sta ascoltando, il sorriso sicuro di pochi secondi prima si è spento all’improvviso, lo sguardo è perso nel vuoto. Ogni volta che leggo il suo nome da qualche parte mi torna in mente così Moana, con la mente già a quell’isola dove alcuni dicono che oggi viva; sospesa, come Marilyn tra la terra, il vento e il mare, tra quello che si dice e quello che non si può o non si vuole dire nemmeno a se stessi. Nelle ultime righe del racconto, Truman Capote si ritrova a pensare come la creatura che ha di fronte sia la cosa più bella mai vista nella sua vita, e gli occhi gli si velano al pensiero che nemmeno una cosa così innocente e pura sopravvivrà al tempo.
“Sì ma direi anche…” urla cercando di reprimere le lacrime, ma lei è lontana come solo la perfezione può esserlo. “Cosa? Non ti sento”.
“Direi…”, le onde e il rumore dei gabbiani coprono la sua voce. Sa che non potrà arrivarle, ma non cambia niente. “Direi anche…che eri una bellissima bambina”, sussurra, rivolto a sé stesso, mentre il tramonto abbraccia il mare.

 

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