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Nuvole d'arte Zio Paperone e la Stella del Polo: il tempo che fugge

07/04/2017

“La memoria è vita”. Quanto verità nelle parole di Saul Bellow, Nobel per la Letteratura nel 1976 di cui in questi giorni è ricorso il triste anniversario della morte. Siamo quello che ricordiamo, ciò che il nostro vissuto ci ha reso, il prodotto di gioie, amicizie, amori, sofferenze e dolori che abbiamo incontrato lungo il cammino.
Ci vorranno più di dieci anni a Marcel Proust per completare “La recherche du temp perdu”, imponente opera divisa in sette libri che vede il protagonista Marcel ricostruire le pagine di una vita intera attraverso i ricordi che gli tornano alla mente toccando vecchi oggetti, riascoltando voci, camminando in posti familiari o assaporando i dolci che mangiava da bambino.
Quando Carl Barks realizza il capolavoro “Zio Paperone e la Stella del Polo” il vecchio papero ha già alle spalle un numero di storie sufficienti ad averlo integrato perfettamente con il mondo in cui si muove. Il rapporto con Paperino, i nipotini e gli altri abitanti di Paperopoli è rodato e la taccagneria, la fissa del risparmio a tutti i costi che uniti ai metodi poco cordiali usati con chi ritenuto uno scocciatore ne facevano quasi una sorta di nemico nelle prime apparizioni lo hanno reso pian piano irresistibilmente simpatico, al punto da portare la Dell Comics al finanziamento del progetto “Uncle Scrooge”, mensile dedicato interamente all’universo dei paperi curato da Barks in persona. Con “Back to the Klondike”, pubblicata nel Marzo 1953 sul secondo numero della rivista il maestro dell’Oregon dà allo zione qualcosa che, fino a quel momento, nessun personaggio Disney, e quasi nessuno nel fumetto in generale, aveva avuto: un passato.
Da qualche giorno Paperon de Paperoni soffre di amnesia, non rammenta nemmeno l’ammontare esatto del suo patrimonio e la situazione sta rapidamente pregiudicando il buon fine dei suoi affari. Secondo i medici la causa è da ricercarsi nell’età avanzata e così gli prescrivono delle pillole da prendere ad intervalli regolari. Stimolata dalla medicina la mente di Zio Paperone comincia a rievocare eventi a lungo rimossi tra cui l’esistenza di una concessione nel Klondike, dove mezzo secolo prima interrò delle pepite dopo aver fatto fortuna come cercatore d’oro. Costretto a lasciare in fretta lo Yukon, non era più tornato a riprenderle.
Così, intrapresa la via verso il grande Nord con Paperino, Qui, Quo e Qua giunge prima a Dawson, diventata una grande città, e poi al “Fosso dell’Agonia Bianca”, pezzo di nulla che acquistò quando era un giovane povero e sognatore e dove trova una sorpresa ad attenderlo. Nel rifugio vive un’anziana papera decisa a non lasciare entrare nessuno, qualcuno che una volta Paperone conosceva bene, o almeno così credeva, l’altra parte della storia che la sua memoria ha messo via, perché nelle montagne del Klondike insieme alla giovinezza e a tante illusioni, aveva lasciato anche Doretta Doremi, prima ballerina del Bolla d’Oro, la “Stella del Polo”.
Tanti anni prima, durante una serata al “Bolla d’Oro” la papera aveva approfittato della gentilezza del cercatore d’oro per drogarlo e derubarlo della prima pepita guadagnata. Accecato dalla rabbia ma soprattutto dalla delusione per essere stato tradito da una delle poche persone per cui avesse mai provato dei sentimenti, Paperone torna alla sala da ballo e dopo aver scatenato una furiosa rissa rapisce Doretta che viene prima costretta a restituire la pepita rubata e poi a lavorare per un mese nella concessione. Se quindi in Proust la memoria è sempre viva, presente e ciò che ci sta intorno ha la funzione di richiamarla, per Barks il ricordo è un esercizio che richiede la partecipazione attiva del soggetto che spesso sceglie consapevolmente di dimenticare ciò che lo ha fatto soffrire.
Impregnata di nostalgia, di frasi non dette e sensi di colpa, si percepisce tra le pieghe della vicenda anche l’elemento della fine a cui Zio Paperone e Doretta sentono di andare ormai incontro, la consapevolezza di non avere abbastanza tempo, di averne sprecato troppo rifugiandosi nel rancore.
Della vecchia Dawson, dei suoi cercatori pieni di speranze non è rimasto più nulla nella nuova città sul fiume, il “Bolla d’Oro” conserva solo il nome di ciò era. Solo loro sono rimasti a custodire le emozioni, i sogni e i peccati di un tempo perduto.
“Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginare…”, dice il replicante ribelle Roy Beatty dopo aver dedicato gli ultimi minuti della sua esistenza a salvare il cacciatore di taglie che invece aveva tentato di ucciderlo nel leggendario finale di “Blade Runner”, disperato e insieme rassegnato alla fine della vita e della coscienza. La memoria umana non sopravvive alla morte, i ricordi si spengono, i giorni belli, le cose che abbiamo fatto, l’amore che abbiamo dato, quello che ci hanno donato, “…tutti questi momenti andranno perduti, nel tempo, come lacrime nella pioggia”.
Alla fine i due paperi si giocheranno il diritto sulla concessione in una caccia al tesoro. Chi troverà più oro in pochi minuti sarà il padrone della terra. Zio Paperone conosce, naturalmente, il punto esatto in cui è nascosto l’oro che abbandonò da giovane, ma finge di aver dimenticato di prendere le pillole e indirizza la Stella del Polo nel punto esatto in cui scoprirlo. Anche di questo non parlerà mai a nessuno, sarà l’ultimo segreto di un tempo che fu. Entrambi sanno che non si rivedranno mai più.

 

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