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Nuvole d'arte Dylan Dog Il lungo addio: le cose che non ti ho detto

12/02/2016

“Non sono sicuro di averti dentro di me, né di essere dentro di te, e neppure di possederti. Credo invece che siamo entrambi dentro qualcos’altro che abbiamo creato, e che si chiama Noi…”, recitava quel fenomenale attore, regista e tante altre cose che è Clint Eastwood in “I ponti di Madison County”, e diceva il giusto. passa il tempo ma di ogni amore, piccolo o grande che sia, resta sempre qualcosa, magari una vecchia foto, una lettera ingiallita dal tempo, un bracciale dimenticato tra i cassetti fino a che non ce lo ritroviamo tra le mani. Piccole cose, però restano.
Così, quando una sera a Londra, il campanello di Craven Road 7 “urla” e una bella ragazza che dice di chiamarsi Marina Kimball chiede del padrone di casa, a Dylan Dog bastano pochi secondi per capire chi è, anche se sono passati circa vent’anni dall’ultima volta che si sono visti.
A quel tempo, Dylan trascorreva le vacanze estive in un paesino chiamato Moonlight. Era un adolescente piuttosto timido, insicuro, con la testa tra le nuvole, che passava le sue giornate con una ragazza del posto. Un tempo lontano, un ragazzo che non esiste più, pagine di un’altra vita, o almeno così credeva.
Marina gli chiede un passaggio per tornare al paese e Dylan, in nome dei vecchi tempi, accetta volentieri. Quel viaggio diventa ben presto l’occasione per riallacciare i fili col passato.
La bella ragazza bionda era, in realtà, il primo amore dell’indagatore dell’incubo. Un amore mai confessato, forse per orgoglio o forse per paura, fino al momento in cui qualcosa tra loro si è spezzato per sempre.
Marina infatti aveva conosciuto Robby, un altro ragazzo ben più estroverso del giovane di Londra, e sembrava accettare i suoi corteggiamenti, cosa che aveva umiliato Dylan che decise di partire in anticipo e lasciar perdere per sempre la sua cotta adolescenziale.
Nel frattempo lungo la strada Dylan e Marina si imbattono in tante cose che sembrano parlare di loro, da un vecchio Luna Park a un bambino che gioca con un aeroplanino che tanto assomiglia a quello che lui aveva vinto per lei alla festa del paese.
C’è qualcosa che non va, perché giostre che compaiono all’improvviso e paesaggi così uguali a tanto tempo fa non possono essere reali, eppure mentre guida nella notte di un mondo che sembra uscito da un sogno l’investigatore si rende conto che quegli occhi, quei gesti, non è mai riuscito a dimenticarli davvero, e che in lui c’è ancora molto più di quanto credesse di quel ragazzo.
Eppure, alla fine la verità, come lo spettatore, anche Dylan Dog l’aveva già capita molto prima di arrivare a Moonlight. Marina è morta, e tutto intorno a lui gliel’aveva detto, prima di tutti quel meraviglioso Groucho così serio, impostato, come mai l’avevamo visto e mai più lo vedremo, che era andato ad avvisarlo che c’era una persona che aveva bisogno di lui.
Il giorno in cui Dylan, dopo la lite, aveva deciso di partire, la ragazza era corsa alla stazione cercando disperatamente di fermarlo, ma non era arrivata in tempo, rivelando, dietro un’apparenza ingannevole, le stesse fragilità per cui prendeva in giro l’amico e, forse, anche gli stessi sentimenti.
Dopo qualche anno si era sposata con Robby. Il matrimonio era stato tutt’altro che felice, lui era precipitato nel vizio dell’alcol e in più occasioni era stato violento, finchè muore in un incidente schiantandosi contro un camion. Durante il “viaggio” lo avevano incontrato mentre giravano su una giostra, e lui le aveva chiesto di perdonarlo, cosa che lei aveva già fatto da tanto tempo.
Rimasta sola, e non riuscendo a sopportare il peso dei rimpianti e dei fallimenti che avevano macchiato la sua vita, Marina si era suicidata gettandosi dallo stesso punto in cui, da ragazzi, Dylan si era tuffato per provargli il suo coraggio e, aveva sperato, anche il suo amore.
Così, il viaggio verso “casa” di Marina si conclude, e ad accompagnarla è stata la persona che più di tutte ha rappresentato la sua vita, fatta di cose non dette, di scelte sbagliate, ma in fondo è un po’ la storia di tutti.
Nel finale de “Il lungo addio” anche l’Indagatore dell’incubo torna a casa e, dopo aver ringraziato l’assistente per tutto, resta solo nella sua stanza a pensare a come sarebbe stata la sua vita se un treno, un giorno di tanti anni prima, fosse partito pochi minuti dopo. Forse non sarebbe cambiato niente, forse tutto.
Quello che ci resta è una storia immensa che commuove da quasi un quarto di secolo, fatta di tramonti in riva al mare, di sere d’estate passate sui muretti. Tutte cose di cui è fatto l’amore, come le corse col motorino che ti prestava l’amico fin sotto casa di lei, su per i gradini, per scoprire com’è fatta una donna, per imparare a fare l’amore.
A tutti gli innamorati un abbraccio forte per San Valentino, se invece non lo siete non abbiate paura di innamorarvi perché innamorarsi è bello, e chiunque ama merita di essere rispettato e di poter fare dei progetti senza nessun tipo di impedimento.
Alla prossima.

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